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1 ore fa

Fuga dei laureati: Federmanager chiede più produttività e managerializzazione per trattenere i talenti

(Teleborsa) - La crescente emigrazione dei giovani laureati italiani non può essere liquidata come un fenomeno naturale o inevitabile. I dati richiamati dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta – secondo cui un laureato in Germania percepisce in media un salario superiore dell’80% rispetto a un coetaneo italiano – riportano al centro del dibattito una debolezza strutturale del Paese: l’incapacità di trasformare istruzione e competenze in lavoro qualificato, produttività e retribuzioni adeguate. Per Federmanager, il tema va oltre la mobilità internazionale, che può avere anche un valore formativo. La vera questione è la capacità del sistema economico italiano di trattenere e valorizzare il proprio capitale umano, soprattutto in un contesto segnato da una profonda crisi demografica e da una crescente carenza di forza lavoro. Secondo l’ISTAT, entro il 2050 l’Italia perderà circa 7 milioni di persone in età lavorativa. La fuoriuscita di personale qualificato riduce il potenziale di crescita del Paese, indebolisce la competitività delle imprese e mette a rischio la sostenibilità futura del welfare. "Che un giovane laureato su dieci scelga di lasciare l’Italia non è un dato fisiologico", afferma Valter Quercioli, Presidente di Federmanager. "È una perdita netta di competenze, di investimenti formativi e di prospettive future. In un Paese che nei prossimi anni avrà milioni di lavoratori in meno, la priorità è aumentare la produttività per occupato: solo così si possono offrire salari competitivi e percorsi professionali attrattivi per i talenti". Come evidenziato anche dal Governatore Panetta, il basso ritorno economico degli studi universitari spinge sempre più giovani – in particolare nelle discipline tecnico-scientifiche – a cercare all’estero opportunità più coerenti con le proprie competenze. Una dinamica che si riflette direttamente sul sistema produttivo, dove le imprese denunciano una crescente difficoltà nel reperire professionalità qualificate. Secondo Federmanager, affrontare questa sfida richiede interventi strutturali e non soluzioni episodiche. È necessario rafforzare l’organizzazione e la qualità manageriale del tessuto produttivo. Oggi solo una parte limitata delle imprese italiane è effettivamente managerializzata, ma proprio queste realtà sono quelle che generano i maggiori livelli di valore, produttività e competitività sui mercati internazionali. "Per questo – conclude Quercioli – proponiamo un programma nazionale di managerializzazione di almeno 20mila PMI industriali e dei servizi. Imprese con reali potenzialità di crescita che, senza un adeguato supporto manageriale, faticano a innovare, svilupparsi e valorizzare il capitale umano. È in queste aziende che possono nascere lavoro qualificato, carriere e opportunità in grado di trattenere i giovani". A ciò si affianca la necessità di un utilizzo responsabile dell’innovazione tecnologica, orientato all’aumento della produttività e alla creazione di valore, insieme alla costruzione di un nuovo patto generazionale che integri giovani, professionalità intermedie e lavoratori senior, favorendo il trasferimento di competenze e modelli organizzativi più flessibili e inclusivi.(Foto: Carrie Allen www.carrieallen.com on Unsplash)
Fonte: Teleborsa