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Turismo
1 ore fa
Turismo, si prospetta un'estate 2026 di forte crescita ma cambia la mappa delle preferenze
(Teleborsa) - Con 171,8 milioni di presenze attese tra luglio e agosto, di cui oltre 89 milioni straniere, l'estate 2026 si apre sotto i migliori auspici per il turismo italiano (ISNART-Unioncamere, 2026). Un'accelerazione che conferma il trend del primo trimestre dell'anno, già chiuso con 71,6 milioni di presenze, in crescita del 16% sul 2025. Eppure, i flussi stanno ridisegnando la mappa del Paese: le destinazioni emergenti crescono a doppia cifra e i borghi registrano un +7% di presenze, segnale di una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche, territorialmente diffuse, lontane dalle destinazioni di massa.Queste tra le analisi contenute nel report "Italia oltre l'overtourism: il turismo di prossimità ridisegna le nuove mete del 2026", a cura di Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School. La sfida per il 2026 sarà quindi trasformare la crescita quantitativa in una strategia di redistribuzione territoriale, riducendo la pressione sulle destinazioni mature e rafforzando il ruolo delle mete emergenti.Nel 2025 il turismo ha generato un impatto di 237,4 miliardi di euro sul PIL e occupato il 13,2% della forza lavoro nazionale (ENIT, BIT 2026). Gli arrivi hanno registrato un calo dello 0,9% rispetto al 2024, mentre le presenze sono cresciute del 2,3%, a 476,9 milioni (ISTAT, 2026): i turisti italiani hanno ridotto i viaggi mentre la componente straniera è cresciuta su entrambi i fronti, con 255 milioni di presenze internazionali nei primi undici mesi e una spesa turistica estera di 60,4 miliardi di euro, in aumento del 4,7% (ENIT, 2026). Per il 2026 le stime Demoskopika proiettano 141,2 milioni di arrivi e 478,6 milioni di presenze, con la domanda domestica in ripresa dopo un biennio debole."Il turismo italiano sta uscendo dalla fase di rimbalzo post-pandemica per entrare in una stagione più matura: la crescita c'è, ma è selettiva, e premia i territori che sanno costruire un'identità propria", afferma Mancini.Le grandi regioni continuano a dominare per volume: il Lazio ha superato 82 milioni di presenze nel 2025, trainato dal Giubileo; il Veneto si conferma con oltre 81 milioni; Napoli e la Campania registrano una delle crescite più rapide del Paese, con oltre 18 milioni di visitatori. La Toscana mantiene la spesa media pro-capite più alta del turismo internazionale in Italia, superiore ai 1.000 euro per visitatore (ISTAT/ENIT, 2025). Ma sono regioni come Abruzzo, Molise, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata ad aver registrato incrementi superiori alla media nazionale tra il 2023 e il 2025, grazie alla domanda di turismo naturalistico, outdoor ed enogastronomico, a costi più competitivi e a una minore pressione sui centri urbani (ENIT, 2025).Il confronto con Spagna e Francia rende evidente il nodo strutturale. Nel 2025 la Spagna ha accolto 96,8 milioni di turisti internazionali, con una spesa turistica estera di 134,7 miliardi di euro, in crescita del 6,8% rispetto al 2024 (INE/EGATUR, 2026), e si è confermata seconda meta al mondo nel Travel & Tourism Development Index 2024 del World Economic Forum, dopo gli Stati Uniti. La Francia ha superato quota 100 milioni di visitatori internazionali, puntando su una strategia focalizzata sul valore più che sui volumi: turismo culturale, lusso, gastronomia e grandi eventi, con una spesa media per visitatore in crescita (Atout France, 2025). “L'Italia si colloca al nono posto dello stesso indice del WEF, non per carenza di attrattività, ma per minore capacità di trasformarla in sistema”, commenta Mancini.
Fonte: Teleborsa