Focus On

MERCATO VALUTARIO
22/08/2022

Tonfo dell’euro: ora vale meno di un dollaro

La crisi energetica in Europa e, ancor di più, le attese per nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed hanno mandato KO la valuta unica europea in attesa del vertice di Jackson Hole. L’euro ha ceduto oltre l’1% chiudendo a 0,9938 dollari. Si tratta del minimo storico, ma secondo Morgan Stanley la valuta europea potrebbe scendere a 0,97 dollari e per Nomura addirittura a 0,95, o anche meno 

L'euro crolla ai minimi dal 2002 nei confronti del dollaro. Appesantita dai timori per la crisi del gas in Europa, da una possibile recessione e dalla paura di una Fed falco, la moneta unica europea affonda sotto la parità con il biglietto vere, arrivando a perdere oltre l'1% a 0,9938 dollari. Un tonfo che, secondo gli analisti, è solo l'inizio di una parabola. Morgan Stanley prevede infatti che l'euro cali a 0,97 dollari nel trimestre in corso, mentre Nomura stima 0,975 dollari entro la fine di settembre, per poi possibilmente scendere a 0,95 o sotto. Sulla moneta unica pesa la corsa dei prezzi del gas e i rischi che questa comporta. La fiammata rischia infatti di far scivolare l'economia europea in recessione e far volare ancora di più i prezzi, costringendo le banche centrali del Vecchio Continente, dalla Bce alla Bank of England, ad alzare i tassi di interesse per cercare di fermare l'inflazione.
Il crollo sotto la parità con il dollaro è legato anche all'attesa per il consueto meeting dei banchieri centrali a Jackson Hole. All'appuntamento fra le montagne del Wyoming il presidente della Fed Jerome Powell dovrebbe delineare le sue prossime mosse, facendo chiarezza e cercando di riallineare le aspettative dei mercati finanziari, il cui rally recente è basato sull'attesa di un taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana il prossimo anno. Aspettativa che, ripetono da giorni presidenti e governatori della Fed, è mal riposta in quanto la banca centrale è determinata ad andare avanti con i rialzi e spingere una politica monetaria restrittiva per riportare i prezzi all'obiettivo del 2%.
"L'euro è particolarmente suscettibile a una revisione delle aspettative per la Fed, considerata la posizione più da colomba assunta dalla Bce", osservano alcuni analisti. A chiedere alla Federal Reserve l'invio di un messaggio chiaro ai mercati, ma soprattutto agli americani, è l'ex segretario al Tesoro Larry Summers, secondo il quale la banca centrale dovrebbe chiaramente dire che contro l'inflazione imporrà una politica monetaria "restrittiva" che farà salire la disoccupazione. "La mia maggiore paura è che la Fed continui a suggerire di poter aver tutto in termini di bassa inflazione, bassa disoccupazione ed economia in salute", dice Summers ai microfoni di Bloomberg, spiegando come continuare a suggerire di poter raffreddare i prezzi senza imporre alcuna sofferenza potrebbe creare "ulteriori danni" alla reputazione della stessa Fed. 

Autore: ANSA