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Obiettivo centrato: Pil + 5% nel 2025
Nonostante i dazi statunitensi, l’economia cinese è stata sostenuta dall’export con il resto del mondo, che ha più che compensato la stagnazione dei consumi interni. Pechino però deve anche confrontarsi con il trend demografico negativo e il tasso di natalità più basso dal 1949 che rischia di mettere in crisi la forza lavoro, il sistema pensionistico e il già debole e poco sviluppato welfare
L'economia cinese centra l'obiettivo ufficiale di una crescita del Pil del 5% nel 2025 grazie all'export e malgrado i dazi Usa, arrivando nell'ultimo trimestre con il fiatone, tra consumi stagnanti, investimenti in contrazione e crisi immobiliare lontana dalla soluzione. Allo stesso tempo, i dati diffusi dall'Ufficio nazionale di statistica certificano la minaccia demografica pendente sul Dragone: una popolazione in contrazione per il quarto anno consecutivo, mentre il tasso di natalità è al livello più basso mai registrato nella storia della Repubblica popolare, nonostante gli sforzi profusi da Pechino per tornare a riempire le culle. Le nuove nascite scendono a quota 7,92 milioni, ai minimi almeno dal 1949, in netta inversione sul leggero aumento dell'anno precedente a 9,54 milioni. Il tasso di natalità nel 2025 cala a sole 5,63 nascite per 1.000 persone, contro le 6,77 nel 2024, aumentando i timori sui trend cronicamente bassi in Asia orientale. I dati evidenziano le crescenti sfide che il Partito comunista deve affrontare nel suo obiettivo di aumentare l'abilità tecnologica del Paese e di avvicinarlo ai ranghi delle nazioni più industrializzate, rendendo quanto mai delicata la stesura di marzo del XV Piano quinquennale di sviluppo sociale ed economico. L'invecchiamento della popolazione è destinato a mettere a dura prova la forza lavoro, il sistema delle pensioni e la rete di sicurezza sociale sottosviluppata della Cina. Nel complesso, la popolazione è calata di 3,39 milioni di persone lo scorso anno e i cittadini di età pari o oltre i 60 anni sono il 23% del totale, gli stessi livelli delle economie mature. Il governo, sia centrale sia quelli locali, ha profuso sforzi per incoraggiare le coppie ad avere più figli dopo l'abolizione del 2016 della drammatica politica del figlio unico e il lancio di quella 'dei tre figli' nel 2021. A partire da quest'anno, ai genitori aventi diritto sarà concessa una somma forfettaria esentasse di 3.600 yuan (520 dollari) all'anno per ogni bambino fino all'età di tre anni, poca cosa considerando le crescenti spese per l'istruzione. In un'altra mossa, la Cina ha introdotto da inizio 2026 l'Iva al 13% sui contraccettivi, suscitando l'ilarità sui social mandarini. Nel 2024, Pechino ha messo mano alla riforma di rialzo graduale dell'età pensionabile spalmata su 15 anni allo scopo di gestire la forza lavoro in contrazione e di limitare il malcontento del pubblico. Il Pil, come da previsioni, ha raggiunto il target di crescita di "circa il 5%" fissato dal governo lo scorso marzo, soprattutto grazie all'export: il surplus commerciale record di quasi 1.200 miliardi di dollari del 2025 è stato trainato dal balzo delle spedizioni verso i mercati non Usa, a partire da Ue e Asia. Il Fmi ha sollecitato la Cina a dicembre a varare riforme strutturali per stimolare i consumi interni e per ridurre la dipendenza da export e investimenti, avvertendo sui rischi dell'attuale modello di crescita a lungo termine. La strategia della leadership mandarina ha calmato l'impatto dei dazi di Donald Trump, ma il Pil del quarto trimestre è sceso al 4,5%. I dati di dicembre mostrano l'indebolimento dei consumi (+0,9% le vendite al dettaglio, da +1,3% di novembre), mentre la produzione industriale è a +5,2%, dal +4,8% di novembre. Male gli investimenti in asset durevoli: -3,8%, il primo declino dal 1989. La causa? In gran parte per la componente immobiliare (-17,2%).