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Il Pil corre più delle attese: +4,4%
L’economia statunitense cresce al ritmo maggiore degli ultimi due anni e si porta dietro anche gli indici di Borsa dopo il dietrofront di Trump sui dazi ai Paesi europei per la Groenlandia. A spingere il Pil nel terzo trimestre sono stati l’export e i consumi e un nuovo taglio dei tassi da parte della Fed sembra escluso. Resta l’incognita dei dazi – la cui legalità è al vaglio della Corte Suprema – ma Trump ostenta sicurezza
L'economia americana corre più del previsto alla velocità maggiore degli ultimi due anni. Nel quarto trimestre il pil è cresciuto del 4,4%, sopra le stime iniziali e oltre le attese degli analisti. Per Wall Street la tenuta dell'azienda America è una buona notizia: i listini a stelle e strisce avanzano decisi complice anche l'inflazione stabile e il raffreddamento delle tensioni geopolitiche. La retromarcia di Donald Trump sui dazi all'Europa per la Groenlandia continua, infatti, a essere una boccata d'ossigeno per gli investitori che festeggiano il 'giovedì Taco' (Trump always chickens out), dal soprannome affibbiato al presidente per tirarsi sempre indietro dopo le minacce. A spingere l'economia americana nel terzo trimestre sono state le esportazioni e le spese dei consumatori che, nonostante il carovita, continuano a essere il motore della crescita. I dati economici dovrebbero rassicurare la Fed sulla solidità dell'Azienda America anche in presenza di un raffreddamento del mercato del lavoro. Un taglio dei tassi alla riunione della settimana prossima è escluso e, secondo gli analisti, la banca centrale si prenderà una pausa di qualche mese prima di ritoccare il costo del denaro, probabilmente fino a quando non ci sarà un nuovo presidente. Il mandato di Jerome Powell scade in maggio e Trump è atteso annunciare nel giro di qualche settimana il suo successore. Al tycoon piacerebbe qualcuno come Alan Greenspan, ovvero una persona convinta che la crescita economica non porti necessariamente inflazione e quindi richieda un rialzo dei tassi. I candidati in corsa per sostituire Powell sono quattro: da Kevin Hassett a Kevin Warsh, passando per Christopher Waller e Rick Rieder. "Sono tutti fantastici", ha detto Trump ribadendo comunque che preferirebbe lasciare Hassett al suo attuale incarico di consigliere economico della Casa Bianca. Sulle valutazioni economiche della Fed pesano però molte incognite. La prima è quella dei dazi. La Corte Suprema non si è ancora espressa sulla legalità delle tariffe imposte da Trump nel Liberation Day del 2 aprile. Qualora dovesse ritenerle illegali, l'amministrazione sarebbe probabilmente costretta a restituire miliardi di dollari oltre che a rivedere in parte la sua agenda. I dazi sono infatti il tassello portante delle politiche economiche del presidente, finanziando il taglio delle tasse e la riduzione del deficit e del debito. L'amministrazione ostenta sicurezza e dice di avere gli strumenti per correre ai ripari e mantenere, con il ricorso ad altre leggi, i dazi. Un altro dei nodi da sciogliere è la proposta del presidente di fissare per un anno un tetto del 10% agli interessi che gli americani pagano sulle carte di credito. Una mossa che - hanno avvertito le banche americane - avrebbe delle ampie conseguenze sull'erogazione del credito e quindi sulla possibilità di spendere dei consumatori. La levata di scudi del settore bancario è stata immediata di fronte all'iniziativa del presidente, anche se pubblicamente le polemiche hanno mantenuto toni bassi. I manager sono infatti consapevoli dei rischi dello sfidare il presidente. Lo dimostra l'azione legale da 5 miliardi di dollari avviata da Trump nei confronti di JPMorgan e del suo amministratore delegato Jamie Dimon per averlo privato dei servizi bancari per motivi politici. O quella annunciata nei confronti del New York Times per un sondaggio sfavorevole.