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METALLI PREZIOSI
07/02/2026

Forte volatilità su oro e argento

Dai picchi di fine gennaio, alimentati da speculazione, timori geopolitici e preoccupazioni sull’indipendenza della Fed, i due metalli hanno registrato forti oscillazioni. Tuttavia, la domanda delle banche centrali dovrebbe rimanere elevata, rafforzando il ruolo dell’oro nelle riserve e la Cina, in particolare, continua a comprare lingotti con l’obiettivo dichiarato di de-dollarizzare le riserve

Oro e argento sempre bene rifugio, ma alle prese con la volatilità del mercato. L'argento spot è salito di quasi il 10%, sfiorando 78 dollari l'oncia nel tardo pomeriggio di venerdì a New York, dopo essere precipitato in precedenza verso i 64 dollari. Ciò ha fatto seguito ad un crollo del 20% nella sessione precedente che ha azzerato tutti i guadagni del metallo frutto del rally di gennaio. Anche l'oro continua su forti oscillazioni. La settimana si è chiusa a un passo dai 4.900 dollari dopo essere precipitato, nella stessa giornata, e nel giro di poche ore, su quota 4.650 dollari l'oncia. L'argento è sempre stato soggetto a oscillazioni di prezzo più violente rispetto al lingotto, a causa del suo mercato più piccolo e della minore liquidità. Ma i recenti movimenti, i più volatili dal 1980, si sono distinti - evidenzia Bloomberg in un'analisi - per la loro portata e velocità, amplificate dal momentum speculativo e dal minore volume di scambi 'over-the-counter', ovvero fuori mercato. Il metallo bianco ha perso più di un terzo dal picco storico raggiunto il 29 gennaio. Fino a quando non tornerà un certo ordine, "la volatilità rischia di alimentarsi da sola", sottolinea Ole Hansen di Saxo Bank. Il rialzo pluriennale dei metalli preziosi ha subito un'accelerazione il mese scorso, sostenuto dall'aumento dei rischi geopolitici, dalle preoccupazioni sull'indipendenza della Fed e dagli acquisti speculativi in Cina. E Pechino non arretra nella massiccia strategia di accumulo di oro. La banca centrale ha prolungato la sua serie di acquisti di oro a 15 mesi, sottolineando la resilienza della domanda ufficiale. I lingotti detenuti dalla Pboc sono aumentati di 40.000 once troy (più di 1,2 tonnellate) il mese scorso, secondo gli ultimi dati. Il Dragone vuole così 'de-dollarizzare' le riserve, riducendo l'esposizione ai titoli del Tesoro Usa in un contesto di incertezza geopolitica. Alcuni analisti ritengono che la cifra reale sia superiore a quella dichiarata, con acquisti sottostimati per ragioni strategiche. Gli acquisti delle banche centrali globali, un pilastro strutturale chiave del mercato, sono aumentati nell'ultimo trimestre del 2025, portando gli acquisti annuali a oltre 860 tonnellate, secondo il World Gold Council. Sebbene tale cifra sia inferiore alle oltre 1.000 tonnellate acquistate ogni anno negli ultimi tre anni, la domanda dovrebbe rimanere elevata, rafforzando il ruolo dell'oro nelle riserve ufficiali.

Autore: ANSA