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Consumi ai minimi dal 2022
La ripresa cinese si raffredda per effetto di un nuovo raffreddamento sul fronte dei consumi interni: ad aprile le vendite al dettaglio sono cresciute di appena lo 0,2% contro l’1,7% di marzo, deludendo le attese. Si tratta del dato più debole dal dicembre 2022, quando pesavano ancora le restrizioni anti-Covid. Più colpiti i settori a maggior valore: auto ed elettrodomestici. Tengono i servizi
La Cina rallenta ancora sul fronte dei consumi e mostra tutte le difficoltà di una ripresa economica che continua a poggiare soprattutto su export e manifattura. Ad aprile le vendite al dettaglio, principale indicatore della spesa delle famiglie, sono cresciute appena dello 0,2% su base annua, contro il +1,7% di marzo e ben sotto le attese degli analisti, che puntavano a un aumento vicino al 2%. I dati diffusi dall'Ufficio nazionale di statistica fotografano la crescita più debole dal dicembre 2022, quando il Paese era ancora alle prese con l'uscita dalle restrizioni anti-Covid. A pesare resta soprattutto la fragilità della domanda interna, frenata dalla prudenza delle famiglie e da un clima di fiducia ancora debole. Il rallentamento ha colpito in particolare i beni di maggior valore. Le vendite di automobili sono scese del 15,3%, quelle di elettrodomestici del 15,1%, mentre arretrano anche i materiali da costruzione. Tengono invece i servizi, con la ristorazione in aumento del 2,2%, e alcuni comparti legati ai consumi quotidiani, come alimentari e cosmetici. Più debole del previsto anche la produzione industriale, salita del 4,1% annuo contro il 5,7% di marzo. Gli investimenti fissi nei primi quattro mesi dell'anno sono inoltre calati dell'1,6%, altro segnale delle difficoltà dell'economia cinese. Secondo Moody's Analytics, a frenare la ripresa sono "un'economia domestica debole e una fiducia degli investitori contenuta". I numeri confermano così una Cina a due velocità. Solo pochi giorni fa Pechino aveva diffuso dati molto positivi sul commercio estero, con esportazioni ancora in forte crescita nonostante le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e il quadro geopolitico internazionale. L'export continua dunque a rappresentare la principale ancora dell'economia cinese, sostenuto soprattutto dai settori manifatturieri e tecnologici. "Lo squilibrio tra una forte offerta e una domanda debole resta un problema evidente", ha ammesso il portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica Fu Linghui. Per Alicia Garcia-Herrero, economista di Natixis, i dati inviano "un chiaro segnale d'allarme" a chi si aspettava una ripresa dei consumi interni. Secondo l'analista, "il mercato dell'export sembra essere l'unico modo per mantenere sostenibile il sistema nel breve periodo".