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Allarme Fmi: “Italia vulnerabile agli shock”
Il debito si mantiene a un livello “troppo elevato” mentre la crescita del Pil non supererà lo 0,5%. Il Fondo boccia la scelta di prorogare il taglio delle accise: “meglio misure mirate per le famiglie vulnerabili”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non è sorpreso e scarica la colpa sul Superbonus, mentre proseguono le interlocuzioni con Bruxelles per avere più flessibilità di bilancio
Il debito italiano si mantiene ad un livello "troppo elevato", che lo rende vulnerabile agli shock. Il Fondo Monetario Internazionale lancia l'allarme e suggerisce la cura: accelerarne la riduzione, in modo da garantirci più resilienza. Nell'Article IV, tracciato al termine della missione in Italia, gli economisti del Fondo riconoscono i progressi nel consolidamento fiscale, ma vedono anche una crescita inchiodata allo 0,5% fino al prossimo anno. E consegnano un messaggio al governo, che sul caro accise ha scelto la strada (già prorogata quattro volte) del taglio delle accise: meglio sostituirla - è il suggerimento - con misure mirate per le famiglie vulnerabili. Una fotografia, quella del Fondo, che non coglie di sorpresa il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. "Lo sappiamo che il debito è alto", non è "una novità. Quando finiremo di pagare le rate del passato naturalmente riscende", assicura con l'ennesima frecciata al fardello del Superbonus. L'attenzione nel governo è intanto tutta rivolta a Bruxelles, cui l'Italia ha chiesto di estendere l'attuale regola per le spese per la difesa anche all'energia. "Questo non pregiudica i numeri, era 1,5 punti sul Pil per la difesa e rimane 1,5 per la difesa più l'energia, poi ogni paese doserà gli interventi in base alla propria posizione specifica", spiega Giorgetti: "La discussione è in corso, non è facile. Spero a breve in una controproposta da parte della Commissione Ue". Nella verifica periodica sullo stato di salute del nostro Paese il Fondo monetario promuove il consolidamento fiscale, che "ha continuato a progredire", con il deficit sceso al 3,1% del Pil nel 2025. Ma il livello del debito desta preoccupazione. "Nonostante questi risultati, è aumentato a circa il 137% del Pil alla fine del 2025", e la sua dinamica "resta vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia", è l'avvertimento. Per correre ai ripari bisogna dunque spingere l'acceleratore sulla riduzione del debito. La riduzione graduale del deficit prevista dall'esecutivo (che punta a scendere al 2,9% quest'anno e al 2,8 il prossimo) "diminuirebbe leggermente il rapporto debito/Pil nel medio termine", ma visto "l'elevato livello del debito e l'alta esposizione agli shock esterni", accelerare il consolidamento fiscale "rafforzerebbe ulteriormente la fiducia del mercato", spiega il Fondo. "Ulteriori sforzi fiscali di circa l'1% del Pil nel 2026-2027, oltre a quanto già previsto", aiuterebbero a consolidare il calo del debito. Che il governo, nel Documento di finanza pubblica, prevede in crescita sopra il 138% del Pil nel biennio (138,6% quest'anno e 138,5% nel 2027). Sul fronte della crescita, il Fondo prevede che l'Italia continui a muoversi ad un passo "moderato", "appesantita da fattori esterni contrari e sfide strutturali": dopo lo 0,5% del 2025, complice anche l'impatto della guerra, l'Fmi prevede che il Pil cresca dello 0,5% anche quest'anno e nel 2027. Un decimale in meno rispetto alla previsione del governo per il biennio 2026-27. Nel mirino del fondo finiscono anche le ultime misure attuate dall'esecutivo: "la recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina, dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili". Supera invece l'esame la riforma fiscale: "si è dimostrata efficace", dicono gli economisti, che tuttavia sollecitano "l'eliminazione della flat tax" per gli autonomi e "l'aggiornamento dei valori immobiliari nel catasto". Si mostra invece in buona salute il sistema finanziario: "rimane resiliente", afferma l'Fmi, e "può resistere a gravi shock avversi".