Focus On
Accordo fatto sull’euro digitale
Ridurre la dipendenza dagli Usa attraverso un’opzione di pagamento "sovrana, sicura, efficiente ed accessibile": il compromesso è servito in Commissione Affari economici e la proposta di regolamento otterrà il via libera a inizio luglio. Salta il limite dei 3.000 euro per la giacenza sul wallet e viene rafforzata l’accessibilità alla moneta digitale e commissioni contenute stabilite a livello europeo
Obiettivo, la "sovranità strategica" dell'Europa nell'era dei pagamenti digitali, riducendo la "dipendenza dai fornitori non europei" come carte di credito Usa o PayPal. Creando attraverso l'euro digitale un'opzione di pagamento "sovrana, sicura, efficiente ed accessibile" ad esempio riservando all'Ue l'ultima parola sulle sanzioni di individui decise da Paesi terzi. Nella pratica, si tratterrà di vera e propria moneta di banca centrale avente il "corso legale" finora appannaggio solo di banconote e monete metalliche: una "passività diretta" sul bilancio della banca centrale verso gli utilizzatori, di cui è "proprietà esclusiva". Contante destinato a essere complementare (e non a sostituire) le banconote. A delineare il futuro status legale dell'euro digitale sono gli "emendamenti di compromesso", ossia il testo del Parlamento europeo - di cui l'ANSA è entrata in possesso - sulla proposta di regolamento della futura moneta digitale scaturito dall'accordo politico fra i gruppi alla Commissione Affari economici. Un centinaio di pagine di norme che raccontano il superamento delle iniziali resistenze del relatore spagnolo Fernando Navarrete che avrebbero indebolito il progetto: c'è fin dalla nascita la "funzionalità sia online che offline" che consente di pagare anche senza connessione avvicinando il telefonino o la card. E l'assenza di un limite specifico alla massima giacenza sul wallet di euro digitali (inizialmente si erano ipotizzati 3000 euro), con la sola indicazione dei meccanismi con cui l'holding limit sarà definito nel 2028. La bozza di testo - che andrà al voto della Commissione Econ il 23 giugno e in plenaria agli inizi di luglio - secondo indiscrezioni soddisfa le aspettative della Bce. Un tenore vicino a quello del Consiglio Ue, lasciando presagire un accordo in discesa nel negoziato a livello del trilogo (Parlamento + Commissione + Consiglio) in vista dell'adozione definitiva entro l'anno, così da far partire il 'pilot' della Bce nel 2028 e il lancio vero e proprio l'anno successivo. Fra gli elementi-chiave spicca l'accessibilità: per chi non ha un conto, non intende aprirlo, ha disabilità o scarsa dimestichezza col digitale, come gli anziani, "è essenziale che enti pubblici, autorità locali, o uffici postali, distribuiscano l'euro digitale": si parla di "distributori di ultima istanza" per garantire l'accesso a tutti. E la sicurezza: "i wallet europei di identità digitale (come l'app Io in Italia, ndr) possono facilitare le transazioni digitali" consentendo autenticazione e identificazione e "contribuiranno all'accesso universale" al nuovo cash digitale. Gli utenti, se vorranno, potranno "integrare e autorizzare i pagamenti con l'euro digitale utilizzando i portafogli di identità digitale europea". Numerosi i passaggi sui costi dell'euro digitale: "le transazioni non devono essere soggette a commissioni eccessive da parte dei fornitori di servizi di pagamento", i quali "possono addebitare ulteriori servizi oltre le funzionalità di base" ma "non imporre pratiche commerciali per aggirare il diritto degli utenti ad avere gratuitamente servizi di pagamento di base in euro digitale". Ci sarà obbligo di accettazione dei pagamenti in euro digitale nei negozi, ma le commissioni imposte ai commercianti saranno soggette a specifici limiti uniformi in tutta l'area euro". Altro punto chiave: in tutta l'area euro qualsiasi utilizzatore dell'euro digitale avrà garantita la possibilità di pagare chiunque "a prescindere" dal provider di pagamenti e dai servizi che ha sottoscritto. E poi la protezione dei dati: la banca centrale non può identificare l'utente che effettua una transazione. Fra le righe dei 'compromise amendments' si intravede anche il potenziale geopolitico: sanzioni finanziarie di Paesi terzi o organizzazioni internazionali come quelle di recente inflitte dagli Usa a membri dell'Onu o della Corte penale internazionale, se non avallate dall'Ue, "non possono impedire l'accesso" ai servizi di base dell'euro digitale. Infine, il potenziale dell'euro digitale nei pagamenti fra diverse valute, che "contribuirebbe ulteriormente a promuovere l'uso internazionale dell'euro". I servizi di euro digitale per utenti residenti o domiciliati in Paesi terzi saranno regolati da accordi fra le autorità monetarie.