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Ocse: i salari reali in Italia scendono ancora
L’organizzazione con sede a Parigi prevede un ulteriore calo dello 0,9% nel 2026 e un aumento di appena lo 0,2% nel 2027: è l’effetto del mancato rinnovo di molti contratti collettivi di lavoro e dell’aumento dei prezzi energetici. Mentre la disoccupazione è al minimo storico (5%), i salari reali restano inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021: è "il divario più ampio tra le grandi economie"
I salari reali in Italia diminuiranno dello 0,9% nel 2026 e aumenteranno solo dello 0,2% nel 2027, visti i limitati rinnovi dei contratti collettivi. L'economia in Italia è in chiaroscuro, con una disoccupazione ai minimi ma appunto con un nuovo inquietante calo dei salari reali. Nelle Prospettive sull'Occupazione 2026, l'Ocse fotografa un'Italia con un livello di disoccupazione mai così basso (5% a maggio 2026, in linea con la media Ocse del 4,9%). Anche se i livelli occupazionali restano di quasi dieci punti inferiori alla media Ocse e dopo la crescita del biennio 2024-2025 si prevede il ritorno in "territorio negativo" dei salari reali. Secondo il rapporto presentato a Parigi dal segretario generale, Matthias Cormann, e dal direttore ad interim per l'Occupazione, il Lavoro e gli Affari sociali, Mark Pearson, il mercato del lavoro nei 38 Stati aderenti all'organizzazione si conferma solido, con livelli record di occupazione e partecipazione alla forza lavoro (rispettivamente 72,1 % e 76,7% nel primo trimestre del 2026) e un basso tasso di disoccupazione rispetto agli standard storici (4,9%). Tuttavia, si intravedono segnali crescenti di indebolimento, tra cui l'aumento della disoccupazione in molti Paesi (non è il caso dell'Italia, ndr), il rallentamento della crescita dell'occupazione e l'attenuazione delle carenze di manodopera. Soprattutto, in molti Paesi si prevede una contrazione dei salari reali a seguito della nuova impennata dei prezzi energetici. In Italia, la disoccupazione è calata di 1,5 punti percentuali nell'ultimo anno, in controtendenza rispetto al quadro generale nell'insieme della zona Ocse, dove viene segnalato un aumento in circa due terzi dei Paesi. L'Italia fa parte del ristretto gruppo di Stati dell'Europa meridionale, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, in cui la disoccupazione ha continuato a diminuire. Grazie a una crescita particolarmente forte negli ultimi due anni, anche il tasso di occupazione ha raggiunto il livello record del 62,8% nel primo trimestre del 2026, ma rimane di circa 9,3 punti percentuali al di sotto della media Ocse (72,1% nel primo trimestre del 2026), un valore tra i più bassi e particolarmente marcato tra donne e giovani. Inoltre, puntualizza l'Ocse, "la crescita del tasso di occupazione ha subito un evidente rallentamento nell'ultimo anno, in contrasto con l'aumento sostenuto registrato in altri Paesi dell'Europa meridionale". "In termini occupazionali rimaniamo notevolmente in ritardo rispetto alla media Ocse" e in ogni caso "ben al di sotto" di quel 70% che l'Italia si era prefissata nella strategia di Lisbona, spiega all'ANSA l'esperto economista dell'Ocse, Andrea Garnero, evocando, tra i punti di debolezza del nostro Paese anche il previsto calo dei salari reali. Dopo il positivo biennio 2025-2025, sono continuati a crescere dell'1,3% nel primo trimestre 2026, principalmente grazie al basso tasso di inflazione. Ma restano ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il che - allerta l'Ocse - "rappresenta il divario più ampio tra le grandi economie". A questo si aggiungono i recenti rincari energetici che spingono al rialzo l'inflazione e al ribasso gli stipendi. Si prevede che i salari reali in Italia diminuiranno dello 0,9% nel 2026 e aumenteranno solo dello 0,2 % nel 2027, visti i limitati rinnovi dei contratti collettivi in programma per il 2027 e il rallentamento in corso nel mercato del lavoro. "E' come se ci mancassero venti giorni di stipendio rispetto al primo trimestre del 2021", commenta Garnero, avvertendo che il divario "tornerà probabilmente ad ampliarsi" a causa dell'aumento dei prezzi al consumo. Per quest'anno, precisa l'esperto Ocse, "prevediamo un'inflazione al 3%, non un livello drammatico, ma sufficiente a portare i salari reali nuovamente in territorio negativo". Con spiacevoli conseguenze sul potere d'acquisto. Oggi, l'Ocse ha anche lanciato un messaggio su clausole di non concorrenza talvolta non necessarie e che possono frenare la mobilità sul lavoro e indebolire la crescita dei salari. Un freno che in Italia può riguardare fino al 18% dei dipendenti del settore privato.