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Parte il “pilot test” con 36 banche
Piero Cipollone, capo della task force Bce, svela i nomi delle banche e delle fintech europee che, a partire da metà 2027, sperimenteranno la versione “beta” del contante digitale. Tra queste, sette sono italiane. Otto se si include Satispay Europe, che ha fatto domanda a Lussemburgo. L’obiettivo è quello di testare l’infrastruttura prima del lancio del 2029 e assicurare un sistema “robusto, user-friendly e scalabile”
I Big italiani ci sono quasi tutti, da Isybank di Intesa SanPaolo a Unicredit, fino al fintech di Nexi. E non mancano i nomi tedeschi a partire da Deutsche Bank. Cospicua, invece, la quasi assenza francese dalla lista di 36 'fornitori di servizi di pagamento' (Psp) che dalla seconda metà del 2027, per un anno, parteciperanno ai test pilota dell'euro digitale: una 'versione Beta' del contante digitale in vista del debutto vero e proprio fra il pubblico, previsto nel 2029. L'annuncio - slittato la scorsa settimana a causa della messa al voto della posizione negoziale del Parlamento europeo - arriva dalla Bce, col capo della task force di alto livello per l'euro digitale, Piero Cipollone, che nelle oltre 50 candidature da cui la Bce ha poi selezionato 36 fra banche e big europei del fintech e paytech vede "la voglia del settore privato di misurarsi attivamente e avanzare velocemente" verso l'euro digitale. Chiara Scotti, vicedirettrice generale della Banca d'Italia e membro della task force, nota "l'ampia e rappresentativa platea di operatori italiani" a conferma del "contributo che il sistema nazionale dei pagamenti può offrire allo sviluppo dell'euro digitale". Fra i 36 partecipanti sono sette le realtà italiane: Poste Italiane, Montepaschi, Isybank, Unicredit, Nexi, Numia, Banca Sella. E diventano otto includendo Satispay Europe, che ha fatto domanda alle autorità del Lussemburgo anziché in Italia, ma a quanto si apprende dovrebbe operare anche in Italia nella fase pilota. In più ci sono nomi come Deutsche Bank e Dz Bank, Revolut, Stripe, SumUp, Worldline. Per la Francia, solo un nome, Bpce, a testimonianza di un certo scetticismo del sistema bancario d'oltralpe verso l'euro digitale. Un progetto in cui la Bce - vedendo l'avanzata delle carte di credito non europee e dei wallet come PayPal - per difendere la sovranità monetaria ha messo il settore privato alle strette, dopo anni di frammentazione nazionale e inazione nel creare un sistema dei pagamenti davvero europeo. Nel concreto, nell'anno di pilot i Psp daranno accesso a una parte del personale della Bce e delle banche centrali nazionali - si parla di circa 10.000 persone - ai servizi di pagamento in euro digitali. Altri Psp offriranno tecnologia e servizi per incassare euro digitali a una serie di negozi (spesso già in relazioni commerciali con le banche centrali dell'Eurosistema) e venditori online. Alcuni Psp faranno entrambe le cose. La sperimentazione includerà i pagamenti da individuo a individuo previsti per il contante digitale sia a distanza che in prossimità, avvicinando il telefonino o la card anche in modalità 'offline'. L'obiettivo - spiega la Bce - è "mettere alla prova l'infrastruttura di fronte a situazioni reali" e assicurare un sistema "robusto, user-friendly e scalabile". Nexi, fra gli altri, fa sapere che "contribuirà a testare le funzionalità tecniche e i processi operativi del sistema di pagamento, aiutando al contempo a migliorare l'esperienza dell'utente". Per il settore privato una moneta pubblica digitale è un potenziale concorrente, ma come testimonia la partecipazione massiccia anche un'opportunità da cui sarebbe stato rischioso tenersi fuori. L'idea della Bce - spiegava Cipollone mesi fa - è dare alle banche e alla fintech europei attraverso l'euro digitale una "ferrovia" di scala europea. Una ferrovia gratuita per i servizi di base. Ma dove i privati potranno far correre i "vagoni" contenenti i loro prodotti di pagamento privati.