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RISPARMIO
26/07/2026

Bankitalia: chi aspetta un’eredità investe di più

Le aspettative di successione incidono sulle decisioni di consumo, risparmio, lavoro, investimenti e ricorso al credito. Secondo l’analisi dell’istituto centrale si risparmia meno e si consuma di più, ma 
le famiglie che prevedono di ricevere un'eredità hanno una propensione maggiore (+20%) rispetto alle altre a investire in attività finanziarie con una preferenza per strumenti diversi da depositi e titoli di Stato 

L'attesa di ricevere un'eredità rende un po' cicale gli italiani e modifica i comportamenti economici ben prima che il trasferimento di ricchezza si realizzi. È quanto emerge da uno studio della Banca d'Italia pubblicato nella collana Questioni di Economia e Finanza, secondo cui le aspettative di successione incidono sulle decisioni di consumo, risparmio, lavoro, investimenti e ricorso al credito. L'analisi è realizzata da David Loschiavo, Mirko Moscatelli, Eleonora Porreca e Francesca Zanichelli utilizzando i dati dell'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane. Secondo lo studio, le famiglie in attesa di eredità, se non emuli della celebre favola di Esopo e Lafontaine, presentano livelli di consumo superiori del 7% rispetto a nuclei con caratteristiche analoghe ma privi della stessa aspettativa. Parallelamente, il risparmio risulta inferiore di circa il 17%, coerentemente con l'idea che un incremento atteso della ricchezza futura riduca il bisogno di accumulare risorse nel presente. L'effetto interessa sia i consumi correnti sia quelli durevoli. La spesa per beni non durevoli risulta infatti superiore di circa il 6%, mentre aumenta anche la probabilità di effettuare acquisti di beni durevoli. Le aspettative ereditarie influenzano anche le scelte lavorative. Diminuisce la quota di componenti occupati all'interno della famiglia, soprattutto quando il principale percettore di reddito è più anziano e l'eredità viene percepita come temporalmente più vicina. Lo studio rileva inoltre un maggiore investimento nel capitale umano. Nelle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 30 anni aumenta infatti la probabilità che i giovani proseguano gli studi o partecipino a percorsi di formazione, probabilmente perché l'attesa di un trasferimento patrimoniale futuro riduce la necessità di destinare risorse all'acquisto di un'abitazione. Le aspettative di successione modificano anche la composizione del patrimonio. Le famiglie che prevedono di ricevere un'eredità mostrano una minore probabilità di detenere immobili e, al contrario, una maggiore propensione a investire in attività finanziarie. L'ammontare degli investimenti finanziari detenuti cresce di circa il 20% rispetto alle altre famiglie, con una preferenza anche per strumenti a medio-lungo termine diversi dai depositi e dai titoli di Stato, caratterizzati da un profilo di rischio-rendimento più elevato. Gli autori interpretano questo risultato come una forma di diversificazione del portafoglio, considerando che le eredità in Italia consistono prevalentemente in beni immobili. Sul fronte dell'indebitamento, chi si aspetta un'eredità ricorre con maggiore frequenza al credito al consumo. Secondo gli autori, questi risultati assumono particolare rilevanza in un Paese come l'Italia, caratterizzato da un forte invecchiamento della popolazione, da un'elevata concentrazione della ricchezza e da un patrimonio consistente detenuto dalle generazioni più anziane. Pur precisando che le evidenze individuano correlazioni statistiche e non rapporti causali, lo studio conclude che le aspettative di ricevere trasferimenti intergenerazionali influenzano le scelte economiche ben prima della loro effettiva realizzazione e potrebbero contribuire ad amplificare le disuguaglianze, poiché risultano più diffuse tra le famiglie già economicamente più avvantaggiate.
 

Autore: ANSA