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Mps e Banco Bpm lavorano alla fusione
L’ipotesi più accreditata è quella di un’operazione concordata, con la fissazione del concambio, una quota cash per gli azionisti di Siena e la convocazione nelle prossime settimane delle assemblee straordinarie. Il 5 e il 6 agosto i cda per le semestrali. Per convincere i soci, però, serve un piano competitivo rispetto all’offerta di Intesa. La strada è stretta e c’è da sciogliere il nodo Agricole
Gli amministratori delegati di Mps, Luigi Lovaglio, e Banco Bpm, Giuseppe Castagna, continuano a lavorare per mettere a punto un progetto di fusione in grado di reggere l'urto dell'offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi. Niente trapela sui termini della possibile operazione anche se al momento sembra prendere quota l'ipotesi di una fusione concordata, con la fissazione del concambio e la convocazione delle assemblee straordinarie da parte delle due banche, così da evitare i tempi lunghi che un'offerta pubblica comporterebbe e il rischio che quella di Ca' de Sass possa concludersi ancora prima che le sue sfidanti vedano partire la propria. Non è invece ancora chiaro quando si terranno i due consigli, in caso di quadra sull'operazione. Fonti finanziarie invitano alla cautela dopo le voci di una convocazione straordinaria già questa settimana, forse nel weekend: "Si faranno quando i tempi saranno maturi". Anche l'agenzia Bloomberg ipotizza tempi più lunghi: "la complessità" dell'accordo allo studio degli advisor, che dovrà comprendere il pagamento di una componente cash agli azionisti di Mps e terrà conto delle attuali valutazioni delle due banche, richiederà "alcune settimane" per essere finalizzato. Per ora in agenda restano i cda per le semestrali del Banco e di Mps, il 5 e il 6 agosto, nella consapevolezza che per convocare consigli straordinari bastano 24 ore a Siena e 12 a Milano. Se il progetto di fusione venisse approvato nei cda sulle semestrali le assemblee straordinarie - per le quali serve un preavviso di 30 giorni - potrebbero tenersi a inizio settembre, a ridosso di quella del 10 settembre in cui i soci di Intesa saranno chiamati ad approvare l'aumento al servizio dell'Opas. Dopodiché la Bce avrà dai 60 ai 90 giorni per il suo via libera, che dunque potrebbe arrivare tra metà novembre e l'inizio di dicembre, quando l'Opas di Intesa dovrebbe già essere in corso. Il vero snodo della partita saranno però le assemblee del Banco e di Mps. Per assicurarsi il sostegno dei due terzi degli azionisti Lovaglio e Castagna dovranno mettere in campo un progetto più convincente di quello di Intesa. Ca' de Sass valuta Siena, agli attuali corsi, 34,7 miliardi, un miliardo in meno della Borsa, dove non si spengono le speranze di un rilancio nonostante l'ad di Intesa, Carlo Messina, l'abbia escluso. Farlo non sarà facile: ai soci di Siena - nella cui assemblea Lovaglio non dispone di una maggioranza solida - va assicurata una componente cash (da Intesa arrivano 3 miliardi), una valutazione del titolo e un progetto industriale competitivi. Lato Bpm servirà il sostegno dell'Agricole, primo azionista con quasi il 30% del capitale, da liquidare con qualche centinaio filiali e forse altri asset (la quota in Agos? Anima?) senza trattamenti di favore rispetto agli altri soci, che in caso contrario potrebbero mettersi di traverso. A rendere la strada ancora più stretta il fatto che Mps vale in Borsa 11 miliardi in più del Banco. Se non si cambia la formula del 'merger of equals' proposto da Castagna, Siena dovrà 'dimagrire'. Gli occhi sono sulla quota in Generali, valore quasi 9 miliardi, da una cui dismissione, anche parziale, potrebbero arrivare le risorse per un dividendo straordinario. Un'ipotesi su cui però, fonti vicine al dossier, sembrano frenare. In ogni caso qualsiasi mossa sugli assetti del Leone dovrà passare al vaglio del governo, attento anche al peso che l'Agricole acquisirà nel nuovo polo. La presenza dei francesi nell'aggregato Mps-Bpm, ipotizzava Barclays a fine aprile, potrebbe però ridursi sotto il 10% per effetto della diluizione post-fusione e dell'acquisto di asset con azioni del Banco. Intanto gli analisti di Equita, che è anche advisor di Intesa, sottolineano come le ipotesi di aggregazione tra Mps e il Banco comportano "passaggi tutt'altro che scontati" e per risultare "più attrattive" dovrebbe prevedere "una significativa distribuzione di valore immediato" ai soci di Mps.