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I rendimenti dei governativi volano con petrolio e Fed
I mercati si aspettano una nuova impennata dell’inflazione e spingono ai nuovi massimi i rendimenti del Treasury decennale, che arriva al 4,755%, appena sotto al livello toccato nella crisi finanziaria del 2007. Il Btp a 10 anni ha visto salire il rendimento al 4,15%, sui massimi dal 2023, mentre la Francia è il nuovo osservato speciale, con il trentennale che vola al 4,93%
La Fed altalenante di Kevin Warsh, il petrolio che torna sopra gli 85 dollari, il capitolo mai chiuso dei dazi. I mercati fiutano sempre più inflazione nell'era di Trump, e per tutta risposta fanno schizzare i rendimenti dei treasury a nuovi massimi, trascinando anche i Btp e gli Oat francesi con spread a 83 e 85 punti base rispettivamente. L'accelerazione dell'inflazione tedesca al 2,9% in agosto conferma le attese di un nuovo rialzo dei tassi Bce il 10 settembre, ma è uno scenario già scontato. A muovere i bond al ribasso, facendo salire i rendimenti, sono i treasury americani. "Il rendimento dei titoli decennali è stabile da quando il presidente Trump si è insediato", rassicura il segretario del Tesoro Scott Bessent. Rischia di essere una stabilità su livelli costosissimi dato il deficit massiccio: il decennale, al 4,755%, è a un nuovo massimo di 19 mesi e ad appena due punti base dai livelli del terremoto finanziario del 2007. Ha chiarito poco l'intervento di Warsh a Jackson Hole, con un'impostazione da 'falco' ma senza indicare la traiettoria dei tassi, che erano stati oggetto di mesi di attacchi e pressioni politiche per un taglio da parte di Trump al predecessore Jay Powell. La discesa dei treasury, poi, arriva dopo il buyback del Tesoro di poche settimane fa, e ci si interroga se ci sarà un altro intervento simile per calmare i mercati: sarebbe una benedizione per le quotazioni dell'oro. Per aiutare lo yen, infine, Washington ha comprato valuta giapponese vendendo euro anziché dollari, una mossa che suggerisce il timore per il debito Usa. Con lo yen al centro dei radar, è inevitabile l'impatto sui due Paesi col premio di rischio più alto dell'area euro: se la Germania viaggia sui massimi dal 2011 al 3,32% la Francia, nuovo osservato speciale, col trentennale schizzato di quasi cinque punti base al 4,93%, massimo dalla crisi Lehman Brothers del 2008. E l'Italia, col decennale in rialzo di cinque punti base al 4,15%, sui massimi da fine novembre 2023. Livelli che spingono il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a rassicurare, "noi siamo abbastanza a posto per quanto riguarda il rifinanziamento" del debito.