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La Fed alza i tassi, l’ira di Trump
"La decisione odierna è quella giusta per adempiere al mandato, ovvero garantire la stabilità dei prezzi". Così il presidente Kevin Warsh ha spiegato il voto unanime del Fomc per aumentare i tassi di riferimento dello 0,25% portandoli al 3,75%-4% e aprendo a un ulteriore rialzo entro fine anno. Warsh ha glissato su eventuali telefonate di Trump, ma la Casa Bianca ha giudicato “infelice” la decisione
La Federal Reserve rialza i tassi per la prima volta in tre anni, portandoli nell' intervallo del 3,75%-4%, con l'ipotesi di almeno un altro intervento entro la fine dell'anno. La mossa di 25 punti base, adottata all'unanimità (12 a zero), era attesa e già scontata a malincuore dai mercati, e getta le basi per uno scontro tra il numero uno della Banca centrale Usa Kevin Warsh e il suo sponsor, il presidente Donald Trump. "La decisione piuttosto infelice della Fed di alzare i tassi non era, dal punto di vista dell'amministrazione, sostenuta da motivazioni economiche particolarmente convincenti", ha commentato il portavoce della Casa Bianca Kush Desai. Dal suo ritorno alla Casa Bianca, il tycoon non ha fatto altro che premere per il taglio dei tassi a sostegno dell'economia, arrivando negli ultimi giorni a minacciare la Fed in caso di mancate azioni in tal senso a sette settimane dalle elezioni di midterm di novembre. "Non ho nulla da riferire in merito a eventuali colloqui con il presidente: tuttavia, non considererò questa come la domanda ufficiale", ha detto il presidente della Fed, Kevin Warsh, nel briefing post Fomc a chi gli chiedeva quale fosse il suo messaggio per Trump. "Per quanto riguarda i cittadini americani sono le fasce meno abbienti a trarre i maggiori benefici dalla stabilità dei prezzi. La decisione odierna è quella giusta per adempiere al mandato conferitoci dal Congresso, ovvero garantire la stabilità dei prezzi", ha detto Warsh. L'attività economica ha avuto un'espansione "a un passo solido, mostrando una forte resilienza". Pur con le incertezze geopolitiche pendenti, ha notato, il trend dell'occupazione è solido, mentre "per 5 anni l'inflazione è rimasta sopra il target" del 2%: "troppo alta per troppo tempo". Con la decisione unanime, il Fomc ha mostrato "la volontà di combattere il rialzo dei prezzi', nel rispetto del suo duplice mandato di un solido mercato del lavoro e di una bassa inflazione, ha detto Warsh rilevando ancora una volta l'importanza strategica dell'indipendenza in capo alla Federal Reserve: "Noi restiamo sulla nostra corsia". L'anno scorso il tycoon ha insistito con forza sul ribasso del costo del denaro e alla fine la Federal Reserve ha proceduto a tre riduzioni. Il terreno per un trend contrario è maturato per l'intensificarsi del conflitto in Medio Oriente e per le incertezze sulle forniture di petrolio, che ha spinto al rialzo i prezzi del greggio e alimentato le aspettative di inflazione, con i rendimenti del T-Bond a 10 anni saliti pericolosamente oltre il 5%, ai massimi dal 2007. Warsh ha gestito il rapporto con Trump diversamente rispetto al predecessore Jerome Powell, finito per ritorsione sotto indagine - e poi scagionato - per i mega lavori di ristrutturazione e ampliamento della sede della Fed a Washington. Un mese fa, la probabilità di rialzo dei tassi era del 36% perché il mercato s'aspettava dati sull'inflazione contenuti e temeva la riluttanza di Warsh a impegnare la Fed in una politica monetaria restrittiva. Tuttavia, le dichiarazioni di Warsh durante il simposio annuale di agosto della Fed a Jackson Hole, nel Wyoming, hanno iniziato a cambiare gli scenari. Una nuova serie di dati scoraggianti sull'inflazione (+3,4% i prezzi al consumo e più del 5% quelli della produzione di agosto), col mercato del lavoro "considerabile in piena occupazione", secondo la sua definizione. Anche la salita del greggio sopra i 100 dollari al barile, legata alla guerra in Iran di evoluzione incerta, con benzina e diesel sopra i 4 e i 6 dollari al gallone (in aumento di circa il 50% sui valori pre-guerra) negli Usa, ha fatto lievitare la pressione sulla Fed per un rialzo dei tassi. Il lavoro di Warsh è impegnativo: le ultime stime del 'Summary of Economic Projections' prevedono i senza lavoro al 4,1% da fine 2026 al 20029, i prezzi al 2% solo nel 2029 e il Pil al 2,3% nel 2026 e al 2,1% nel 2029. Quanto ai Fed Funds: 4,1% quest'anno per proseguire al 4,1%, al 3,9% e al 3,6% nel 2029.