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Il Pil supera le attese: +4,6% nei primi nove mesi
Nel terzo trimestre Pechino registra una crescita del 4,5% trainata soprattutto dall’export, con un incremento del 23% per i prodotti legati allo sviluppo dell’IA e dei data center. In leggera ripresa le vendite al dettaglio (+1,1%), mentre il reddito disponibile pro-capite è aumentato del 4,4% in termini reali. Nell’industria (+5,3%) la manifattura ad alta tecnologia cresce del 14,3%
Le fabbriche cinesi continuano a trovare clienti nel mondo, mentre in casa la ripartenza fatica a prendere velocità. È questa, di nuovo, la doppia faccia dell'economia di Pechino, cresciuta del 4,5% nel terzo trimestre su base annua, grazie soprattutto alla spinta delle esportazioni, a fronte di una domanda interna ancora debole. Il dato, diffuso dall'Ufficio nazionale di statistica (Nbs), supera di poco le attese degli analisti e porta l'espansione del Pil al 4,6% nei primi nove mesi dell'anno, ma resta nella parte bassa dell'obiettivo annuale del governo, fissato tra il 4,5% e il 5%. A sostenere la crescita è soprattutto il commercio estero. A settembre il valore complessivo di importazioni ed esportazioni è aumentato del 27,5% su base annua, con le spedizioni in uscita in rialzo del 29,6% e gli acquisti dall'estero del 24,6%. La domanda globale di prodotti legati all'intelligenza artificiale, dai computer ai semiconduttori fino alle apparecchiature per i centri dati, contribuisce a sostenere le vendite cinesi. Nei primi nove mesi, le esportazioni di prodotti meccanici ed elettrici, che rappresentano il 64,3% del totale, sono aumentate del 23,7%, secondo i dati ufficiali. Il boom dell'export convive però con le difficoltà dell'economia domestica. Le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1,1% a settembre, il ritmo più rapido da marzo, accelerando di 0,7 punti percentuali rispetto ad agosto. Ma nei primi nove mesi l'aumento resta all'1,1% per i beni, mentre le vendite di servizi hanno registrato un più robusto +5%. Anche il commercio online di beni e servizi è cresciuto del 4,4% nel periodo, con gli acquisti online di servizi in aumento del 5,3%. A pesare sono la prudenza delle famiglie e la difficoltà di trasformare la capacità produttiva in una domanda interna più vigorosa. Nei primi nove mesi il reddito disponibile pro-capite è aumentato del 4,4% in termini reali, ma con un andamento disomogeneo: nelle aree rurali la crescita è stata del 5,6%, contro il 3,6% nelle città. Le imprese, in un mercato domestico molto competitivo, guardano sempre più ai clienti stranieri per sostenere ordini e ricavi. La spinta industriale è particolarmente evidente nei comparti tecnologici. A settembre il valore aggiunto delle aziende che producono computer, apparecchiature per le comunicazioni e altri dispositivi elettronici è aumentato del 16,4% su base annua. Nei primi nove mesi, la manifattura ad alta tecnologia ha registrato una crescita del 14,3%, ben superiore al +5,3% dell'intera produzione industriale. Una dinamica che alimenta anche le tensioni con i principali partner commerciali, tra cui Usa e Unione europea, preoccupati per la concorrenza dei prodotti cinesi e per gli squilibri negli scambi.