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Robo advisor più consulente, sfida vincente
27/01/2020

Secondo i dati Consob, in Italia gli algoritmi gestiscono masse per 400 milioni di dollari (980 miliardi nel mondo) e queste cresceranno al ritmo del 51% l'anno. La dimensione media dei patrimoni è ancora ridotta, ma c'è curiosità tra i risparmiatori cui piace l'idea di consigli oggettivi. Spaventa però la mancanza di un riferimento umano e il modello vincente è quindi quello ibrido.

Il robot-consulente? Certo è discreto, poco costoso, affidabile, ed è disponibile a qualsiasi ora; però è una macchina. E, all'oggettività delle indicazioni su come investire il denaro, manca quell'human touch che rassicura e fa la differenza: per i risparmiatori italiani meglio quindi una soluzione ibrida con un consulente in carne ed ossa che affianchi il sempre più dominante algoritmo. E' quanto, in estrema sintesi emerge, dallo studio "Valore della consulenza finanziaria e robo advice nella percezione degli investitori. Evidenze da un'analisi qualitativa" pubblicato nei Quaderni Fintech di Consob e realizzato dall'Autorità in collaborazione con l'Università Roma Tre e l'Università Lumsa.
La ricerca analizza un fenomeno in netta crescita: sul mercato italiano le masse gestite da robo advisors supereranno a fine 2019 i 400 milioni di dollari e cresceranno ad un ritmo del 51% l'anno fino al 2023; nel mondo supereranno quest'anno i 980 miliardi di dollari e saliranno del 27% all'anno fino a raggiungere nel 2023 i 2.552 miliardi di dollari con 147 milioni di clienti serviti. La  dimensione media dei patrimoni amministrati dagli algoritmi è però abbastanza ridotta (21 mila dollari di media nel mondo, 14 mila in Italia). 
Lo studio Consob si pone l'obiettivo di capire quanto il "roboconsulente" possa essere uno strumento utile a ridurre il cosiddetto advice gap, ovvero la mancanza di assistenza che riguarda proprio molti piccoli risparmiatori. Il mercato attuale infatti è caratterizzato da un'ampia fascia di investitori che non ricevono un servizio di consulenza oppure ne hanno uno molto standardizzato. In ambito domestico, ad esempio, si stima che solo il 30% degli investitori si avvalga dei consigli di un consulente finanziario dedicato, mentre circa il 40% si rivolge esclusivamente ad amici, parenti e colleghi. Il principale deterrente alla domanda di consulenza è, dopo la sfiducia verso gli intermediari, la convinzione che non sia necessaria perché si investono piccole somme di denaro. 
Secondo i risultati dello studio, tra i risparmiatori c'è da un lato la curiosità e l'apertura a valutare l'innovazione, la preferenza per l'oggettività dei consigli elaborati da un algoritmo a fronte della discrezionalità della consulenza umana, in alcuni casi, l'insoddisfazione derivante dalle precedenti esperienze di investimento. D'altro lato, però, spaventa la mancanza di un riferimento umano permanente e si teme per la sicurezza informatica e il trattamento di dati sensibili. L'interesse verso il robo advice, dunque "resta ancorata alla possibilità di avere a disposizione un modello ibrido, in grado di conciliare elementi digitali e human touch".

Autore: Ansa