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ECONOMIA EUROPEA
La locomotiva tedesca si ferma e frena anche la Ue
14/02/2020

Nel quarto trimestre 2019 il Pil della Germania non è cresciuto, mentre a dicembre la produzione industriale ha registrato un vero e proprio crollo: -3,5%. Cresce la preoccupazione anche per le possibili ripercussioni del corona virus, mentre nell'Unione europea il Pil ha registrato una crescita negativa in Italia, Finlandia e Francia. Berlino si aspetta una recessione ‘tecnica' a inizio 2020

Crescita zero per la Germania nell'ultimo trimestre 2019: l'istituto di statistica generale ha certificato la stagnazione della locomotiva tedesca a fine anno. E anche le prospettive per quello in corso non sono prive di insidie, dal momento che ancora non è chiaro a nessuno quanto il corona virus inciderà sulla performance dei prossimi mesi, a partire ovviamente dall'impatto su Pechino. La Deutsche Bank ha già previsto, proprio a causa del Covid-19, una recessione tecnica nei primi tre mesi del 2020 a Berlino. 
Con la Germania ferma, frena anche il resto d'Europa. Stando ai dati Eurostat, negli ultimi tre mesi del 2019, i 27 stati (e i dati coincidono con quelli dell'eurozona) hanno registrato soltanto un aumento del 0,1% del Pil. L'Italia è penultima in classifica, con un -0,3%, prima della Finlandia, andata lievemente peggio con un -0,4. Anche la Francia ha visto un calo del 0,1%. Ma sono questi gli unici tre stati in territorio negativo. Sul quadro italiano è Confindustria a parlare di un inizio del 2020 stagnante: "l'Italia inizia anche il 2020 senza crescita - ha affermato - con una sostanziale stagnazione, che segue la flessione di fine 2019". Mentre il ministro Gualtieri si aspetta un rimbalzo a gennaio, "siamo fiduciosi che l'economia possa ripartire", il commento.
Tornando alla locomotiva d'Europa, nonostante la stagnazione di fine anno, dal governo arrivano parole di contenuto ottimismo: il ministro dell'economia Peter Altmaier ha detto di vedere "un nastro d'argento all'orizzonte. Si tratta di piccoli passi, non si procede velocemente, ma la tendenza va verso l'alto", ha commentato il delegato del Gabinetto Merkel. Per il 2020 il governo ha pronosticato un 1,1% di crescita, mostrando anche più fiducia della Bdi (la Confindustria alemanna) che si è tenuta più cauta con una stima del +0,5. Alla stagnazione degli ultimi mesi del 2019 hanno contribuito innanzitutto il conflitto commerciale fra Usa e Cina, e le incertezze sulla Brexit. Ma sui dati dei prossimi mesi inciderà anche l'emergenza del virus cinese, che potrebbe anche dare luogo a una pandemia. Fra i nodi che non troveranno soluzione a breve, la svolta digitale dell'industria dell'auto, che fra l'altro in Germania metterà a rischio moltissimi posti di lavoro. E anche il dato del crollo della produzione di dicembre (-3,5%) rispetto al mese precedente ha riaperto un dibattito fra gli economisti sul gigante che potrebbe tornare ad essere - così si è espresso il capo economista della Commerzbank Joerg Kraemer - il cosiddetto "malato d'Europa". Ed è infatti sulla recessione industriale che la BDI ha lanciato diversi allarmati segnali negli ultimi mesi. Berlino ha, comunque, i conti più che in ordine e, nel 2019, il surplus di bilancio ha segnato un record da 13,5 miliardi di euro. Un dato che ha spinto il ministro delle finanze Olaf Scholz a programmare investimenti da 43 miliardi per l'anno in corso.

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