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SOL LEVANTE
L’aumento dell’Iva fa crollare il Pil giapponese
26/02/2020

A ottobre l'imposta è stata alzata dall'8 al 10% provocando un crollo dei consumi (-2,9%) e, di riflesso, del Pil del quarto trimestre risultato in calo dell'1,2% (-6,3% il dato annualizzato). E' il peggior dato dal 2014. Si teme una recessione anche a causa delle ripercussioni del corona virus: turismo e consumi sono in calo e le maggiori industrie nipponiche sono molto esposte in Cina

La contrazione della crescita in Giappone più pronunciata degli ultimi 6 anni, con la revisione delle spese per consumi ancora una volta a fare da spartiacque per la sostenibilità dell'espansione nella terza economia mondiale. Nell'ultimo trimestre del 2019, il Pil nipponico ha registrato una contrazione dell'1,2%, mentre su base annualizzata il declino è pari al 6,3%: ben oltre le previsioni degli analisti di un meno 3,8%, e dopo i quattro trimestri consecutivi di crescita.
Il drastico calo dei consumi (-2,9%) - che nel Paese del Sol Levante contribuiscono al 60% della formazione del Pil, ha fatto seguito alla decisione dell'esecutivo di aumentare l'Iva dall'8 al 10% lo scorso ottobre, per tentare di ridare nuova linfa allo stato sociale. Un provvedimento che si è rivoltato come un boomerang sulla terza economia mondiale, al pari della simile disposizione del 2014, quando la tassa sui consumi venne incrementata dal 5 all'8% e la conseguente correzione del Pil fu ancora più marcata, con un calo del 7,4%. In questo frangente non sono servite le misure introdotte dall'esecutivo per alleviare la reticenza dei cittadini giapponesi a spendere, come il mantenimento dell'aliquota all'8% per i beni di prima necessità e gli incentivi ai pagamenti senza contanti. Gli investimenti in conto capitale sono inoltre diminuiti del 3,7% e al resto ci hanno pensato i fenomeni estremi legati al maltempo, tra cui il passaggio del tifone Hagibis nel mese di ottobre, che ha causato miliardi di dollari di distruzioni.
Il dato sul Pil non tiene ancora conto dei contraccolpi del corona virus attesi nei trimestri a venire. Il percorso sarà talmente insidioso - dicono gli economisti - che a questo punto sarà un'impresa ardua evitare la recessione. Troppe incognite rimangono sui danni causati all'industria del turismo e sui consumi per via delle assenze prolungate dei viaggiatori cinesi, e l'entità dei danni alla catena di produzione delle principali imprese giapponesi esposte nel Paese del Dragone. Timori sono stati espressi dal ministro della Sviluppo Economica Yasutoshi Nishimura: "Cercheremo di comprendere se gli effetti del corona virus saranno passeggeri o se continueranno a manifestarsi nel lungo periodo".

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