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ECONOMIA ITALIANA
La Ue rivede al rialzo il Pil ma non ci promuove
12/02/2018

Bruxelles stima una crescita dell'1,5% nel 2018 contro la previsione dell'1,3% rilasciata a novembre, ma il potenziale della nostra economia è "limitato" e la crescita si sgonfierà all'1,2% nel 2019 anche per effetto della fine del Qe. Quello dell'Italia rimane il ritmo di crescita più lento dell'Eurozona che, per contro, cresce in media del 2,4% - il livello più elevato dell'ultimo decennio -  e sta vivendo "un'espansione robusta e duratura"

E' una crescita "moderata" quella che prosegue in Italia, trattenuta dal "limitato potenziale" dell'economia. Così il Pil, seppure rivisto al rialzo a +1,5% per il 2018, resta il più basso d'Europa se si esclude il Regno Unito che la Commissione Ue mette già fuori dalle tabelle. Ma il Mef ritiene comunque che il giudizio di Bruxelles dimostri "la fiducia sullo stato di salute della situazione economica dell'Italia", anche se le stime Ue richiedono "che si continui ad implementare le riforme volte a favorire la crescita e a perseguire politiche di bilancio prudenti". Le nuove previsioni economiche di Bruxelles, in formato ridotto a crescita e inflazione perché intermedie, vedono invece nell'Eurozona non più solo una ripresa ma una vera e propria "espansione robusta e duratura", che fa schizzare il Pil dei 19 a +2,4%, livello mai raggiunto da un decennio.
"Dall'Italia ci aspettiamo che torni a crescere di più", ha detto il Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che rimanda alla primavera per il giudizio complessivo sui conti pubblici, quando si conosceranno anche i dati definitivi sul deficit e debito del 2017. E' infatti con le previsioni di maggio che si saprà se l'Italia ha centrato lo 0,3% di correzione richiesta a novembre, oppure se il nuovo governo dovrà, tra i suoi primi atti, mettere in cantiere una manovra di primavera. Soprattutto se si avvererà, come prevede l'Istat, "uno scenario di minore intensità della crescita economica". Intanto per l'Italia le buone notizie arrivano dall'Ocse: è l'unica tra le sette grandi economie dove il reddito reale per abitante è "fortemente risalito".
Confermando la loro previsione di novembre, per i tecnici europei l'Italia cresce di +1,5% nel 2017. Per il 2018 hanno invece aggiornato la stima: da 1,3% a 1,5%. Pil che riscende a 1,2% nel 2019, anche a causa dei "venti di poppa che si indeboliscono" con la fine del Qe. La Ue parla di "prospettive moderate", e di rischi al ribasso "largamente connessi all'ancora fragile stato del settore bancario italiano". Seppur lenta, insomma, la crescita proseguirà. Posto che, sottolinea la Commissione, le politiche non cambino, ovvero che l'Italia "prosegua con l'attuazione delle riforme pro-crescita già adottate e che continui politiche di bilancio prudenti".
Il messaggio potrebbe sembrare un avvertimento al nuovo governo ma, precisa Moscovici, è semplicemente una frase standard che descrive il 'no policy change', cioè il metro con cui Bruxelles valuta le prospettive future. Certamente però, ricorda il Commissario, dall'Italia ci si aspetta che prosegua l'attuazione delle riforme già adottate e che vada avanti con il consolidamento dei conti, "necessario quando il debito è elevato".
Se l'Italia resta indietro, gli altri Paesi dell'Eurozona corrono invece più del previsto. Nel 2017 il Pil della Germania sale a +2,2%, in Spagna a +3,1% e in Francia a 1,8%. Nel 2018 crescono, rispettivamente, di +2,3%, +2,6% e +2%. "L'economia dell'Ue è entrata nel 2018 con una salute robusta, la zona euro vede tassi di crescita mai visti prima della crisi, disoccupazione e deficit continuano a scendere e alla fine gli investimenti stanno risalendo in modo significativo", ha detto Moscovici, ricordando che restano comunque "i rischi al ribasso collegati all'esito incerto dei negoziati sulla Brexit".

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