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POLITICA MONETARIA
Draghi chiude il QE, ma lascia aperta la finestra
13/12/2018

Da gennaio stop agli acquisti netti di titoli, ma il quantitative easing ora è a pieno titolo nella cassetta degli attrezzi della Bce che continuerà comunque a reinvestire man mano che i titoli verranno rimborsati e che, promette, manterrà i tassi ai minimi attuali per almeno tutto il 2019. Un'uscita soft dalla politica ultraespansiva degli ultimi anni con uno sguardo ottimista sul futuro.
Mario Draghi chiude l'era del quantitative easing, l'acquisto di 2.600 miliardi di euro di debito che ha tirato l'Eurozona fuori dalle secche della deflazione e dato il contributo forse più decisivo alla ripresa dopo la grande crisi. Ma il 'Qe' rimane "nella cassetta degli attrezzi" della Bce - ha spiegato il suo artefice – e l'Eurotower non tornerà più quella di prima, incapace di intervenire se non con le armi convenzionali. Specie dopo la sentenza favorevole della Corte di giustizia europea, la Bce è "come tutte le altre banche centrali dei maggiori Paesi". L'espansione del bilancio della Bce a oltre il 40% del Pil dell'Eurozona (per avere una proporzione, la Fed è sotto il 20%), non si sgonfia improvvisamente. Draghi, durante la conferenza  stampa, ha spiegato che all'unanimità il consiglio direttivo ha deciso che, se da una parte gli acquisti "netti" di titoli terminano a dicembre, dall'altra la Bce manterrà il proprio portafoglio intatto. Lo farà reinvestendo il capitale dei bond che le verranno via via rimborsati "per un periodo prolungato dopo che avrà iniziato ad alzare i tassi d'interesse principali, e in ogni caso per tutto il periodo necessario". 

Ci vorranno "almeno altri due anni" prima che la Bce cominci a ridurre il bilancio, secondo Marco Valli di Unicredit. Per l'Italia, gli oltre 360 miliardi di Btp finiti nella 'pancia' della Bce, che assieme alle banche è stata negli ultimi mesi spesso l'unico compratore di peso sui mercati, non hanno molto da temere neanche dalla revisione della 'capital key'. L'Italia si è vista ridurre di mezzo punto, sotto il 17%, la propria quota nel capitale della Bce, che fa da riferimento per la ripartizione degli acquisti di titoli fra i Paesi. Ma la Bce punterà sì a riportare il portafoglio "vicino" alla nuova capital key, ma con un aggiustamento "graduale e calibrato" per evitare scossoni. 
Un'uscita il più 'soft' possibile dal quantitative easing, dunque, per di più con l'unanimità dei membri del consiglio che Draghi ha voluto sottolineare, dopo tanti bracci di ferro con i più 'falchi'. Una Bce che resta pronta a intervenire se necessario di fronte a imprevisti, anche riaprendo il rubinetti degli acquisti netti di titoli. E che si accompagnerà a tassi fermi ai minimi record almeno fino al quarto trimestre 2019, come ha confermato Draghi. Sullo sfondo c'è una  valutazione delle prospettive economiche non drammatica: la discesa del Pil (specie tedesca e italiana) del terzo trimestre è "temporanea" nelle valutazioni di Francoforte. Ma c'è anche una crescente cautela di fronte a spinte protezionistiche, fattori geopolitici, mercati emergenti e instabilità finanziaria che stanno facendo sempre più pendere verso il basso la valutazione tuttora bilanciata dei rischi di scenario economico fatta dalla Bce. 
In molti sono assai più pessimisti: Vitor Constancio, che fino a pochi mesi fa era il vice di Draghi, ha detto di ritenere probabile per il 2020 negli Usa "una recessione che sarà esportata" ovviamente qui da noi. La Bce si è limitata a limare di un decimale le sue stime di crescita per quest'anno e il prossimo (a 1,9 e 1,7%), mantenendo l'1,7% per il 2020 e fissando un 1,5% per il 2021. Se si verificasse lo scenario recessivo, la Bce, che ha fermato le macchine del Qe quattro anni dopo la Fed e ancora non ha messo la 'marcia indietro' chiamata tapering, potrebbe trovarsi senza munizioni aggiuntive? Draghi ha risposto di no. "Abbiamo gli strumenti per affrontare una simile contingenza". Un'espressione di estrema fiducia nell'operato futuro della Bce. Perché la recessione che molti temono si possa verificarsi allo scadere dello stimolo fiscale di Trump, nel 2020, avverrebbe quando Draghi non sarà più presidente.

Autore: Ansa