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QUESTIONE BANCARIA
Il governo studia un “Terzo polo”
16/01/2019

La richiesta della Bce di copertura integrale degli npl ha scosso il mercato, che dopo due giorni di ribassi si è poi ripreso soprattutto perché si inizia a respirare aria di aggregazioni. Il governo dovrà spiegare entro giugno come intende uscire da Mps: Allo studio ci sono varie ipotesi, tra cui quella di un'aggregazione che porterà alla nascita di un terzo polo bancario. Ma non sarà Mps-Carige: troppo deboli entrambe

Le banche sono tornate a crescere in Borsa. Dopo lo spavento iniziale degli investitori sull'onda delle richieste della vigilanza Bce, gli istituti di credito si sono dati da fare per rassicurare il mercato, sostenendo che la copertura integrale dei crediti deteriorati chiesta da Francoforte non avrà particolari impatti sui loro patrimoni. Unicredit ha guidato il rialzo, salendo del 5,8%. Ubi è cresciuta del 3,8%, Intesa del 3,7%, Banco Bpm del 2,96% e Bper del 2,2%. Mps è stata l'unica in perdita (-0,2%). Il settore sembra alla vigilia di una riorganizzazione. O almeno, questo è ciò che pare auspicare il governo. Il pretesto potrebbe essere la decisione che il Tesoro dovrà prendere su Mps. L'Ue ha infatti chiesto allo Stato di indicare entro giugno come intende uscire dalla banca senese, di cui possiede il 68%. La riflessione potrebbe avere orizzonti più ampi e dare un profilo al valzer di intese, fusioni, aggregazioni, partnership fra realtà medio grandi che i mercati attendono da tempo, guardando soprattutto a Siena, Ubi, Banco Bpm e Bper. "Credo che sia un momento nel quale si possa ragionare per andare nella direzione di aggregazione tra istituti - ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Stefano Buffagni - per rendere più solido il nostro sistema. Credo che il pubblico debba fare una regia, facendo in modo che certi manager mettano da parte i loro egoismi personali per difendere le poltrone e si lavori in un'ottica di sistema". Insomma, potrebbe anche nascere "un terzo polo importante all'interno del sistema Italia", che affianchi i colossi Intesa e Unicredit. Anche i manager bancari da tempo ripetono che all'orizzonte c'è un'ondata di concentrazioni, ma ritengono che sia scoraggiata dallo scenario macroeconomico, con lo spread alto e tutto il resto, e dalla situazione del settore, con capitalizzazioni non sempre a prova d'urto. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, è scettico sul ruolo che potrà avere l'Esecutivo: "Penso che sia giuridicamente difficile che qualcuno possa favorire qualcosa quando la vigilanza è a Francoforte. Non sono più i governi che hanno queste competenze".

Buffagni ha comunque escluso che il salvataggio di Carige possa passare attraverso una fusione con Mps: "Non è una soluzione sostenibile". Mentre il governo lavora al decreto per l'istituto genovese. Alcuni degli emendamenti di rilievo prevedono lo stop alle "porte girevoli" per i funzionari di Bankitalia con le banche, il ripristino delle norme penali ante '92 per i responsabili di dissesti degli istituti, la creazione di un "fondo furbetti" in cui i banchieri versino una cauzione a garanzia dai loro errori. Gli emendamenti del governo al dl potrebbero contenere anche un intervento per scoraggiare pressioni delle aziende sui dipendenti delle banche per vendere ai correntisti prodotti a rischio. E dovrebbe arrivare anche uno stop ai fidi facili concessi ai dirigenti delle banche.

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