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La Ue a difesa dell’indipendenza di Bankitalia
11/02/2019

Dopo il blocco della nomina a vice direttore di Signorini e i pesanti attacchi di Lega e 5 Stelle che hanno dichiarato di voler "azzerare" i vertici della banca centrale, Bruxelles fa da sponda al ministro dell'Economia definendo l'indipendenza delle banche centrali un caposaldo dell'eurosistema. Parziale retromarcia di Salvini, che apre però il fronte delle riserve auree

L'Europa fa muro intorno a Bankitalia. L'indipendenza delle banche centrali e delle istituzioni finanziarie è un principio che "è importante preservare", ha sancito il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, seguito a ruota dal Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e dal presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, pronto a difendere a nome di tutti i ministri dell'Economia "l'impegno a preservare l'indipendenza delle banche centrali nazionali, la coerenza e l'integrità dell'eurosistema". Affermazioni che danno manforte proprio alle parole arrivate appena 24 ore prima da Giovanni Tria, convinto che l'autonomia di Via Nazionale, in quanto istituzione del Paese e dell'Europa, vada difesa. Dopo gli attacchi frontali di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, seguiti al mancato via libera politico in consiglio dei ministri alla riconferma di Luigi Federico Signorini tra i vicedirettori di Palazzo Koch, la querelle sui vertici sembra però già destinata a spegnersi progressivamente. Nonostante il leghista Claudio Borghi rimanga persuaso del fatto che Conte non proporrà il nome uscito dal Consiglio superiore di Bankitalia, le ultime dichiarazioni dello stesso Salvini hanno un tono ben più accondiscendente. La sua sembra addirittura una retromarcia rispetto all'interventismo del fine settimana culminato con quella volontà di "azzerare" Bankitalia e Consob espressa di fronte agli ex soci di Popolare di Vicenza. "Le nomine non mi appassionano: ci sono il premier e il ministro dell'Economia, mi affido alla loro competenza e alle loro scelte", ha detto il ministro dell'Interno, prendendo anche le distanze dal caso specifico del vicedirettore, finora indicato come il più esposto sulla finanza pubblica e la politica di bilancio e proprio per questo finito nel mirino dei due esponenti del governo. "Non conosco Signorini - ha aggiunto - ma troveremo un accordo in consiglio dei ministri. E' chiaro che qualcosa va cambiato, non necessariamente qualcuno ma almeno qualcosa". Ancora di più, Salvini si schiera con chi "rivendica l'indipendenza di Bankitalia: deve essere indipendente ma indipendenza - si è limitato questa volta a puntualizzare - non può far rima con irresponsabilità".
Dalle nomine l'attenzione sembra però essersi intanto spostata altrove. Il nuovo fronte per la Lega è quello dei 90 miliardi di riserve auree di Bankitalia, quelle che di fatto servono come garanzia della stabilità finanziaria del Paese e, considerando che l'Italia fa parte dell'euro, in un certo senso anche dell'eurosistema. L'idea, affermano esponenti del partito, non è tanto quella, riportata da indiscrezioni di stampa, di vendere l'oro per disinnescare le clausole Iva, piuttosto di affermare con chiarezza ed una volta per tutte che l'oro è dello Stato. "L'oro è di proprietà degli italiani, non di altri", ha decretato Salvini. L'interpretazione inserita in una proposta di legge a firma Borghi non è tuttavia così condivisa. Le riserve, ha spiegato a Sky Tg24 Angelo De Mattia, economista dalla lunga carriera proprio in Via Nazionale, sono della Banca d'Italia "che ne condivide la proprietà con la Bce" come sorta di "difesa della moneta unica. Ipotizzarne un trasferimento al Tesoro significherebbe un'espropriazione e un finanziamento del Tesoro che il trattato Ue vieta tassativamente".

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