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POLITICA ECONOMICA
Tassi Btp ai minimi: Mes fuorigioco?
10/10/2020

In asta il rendimento del decennale è sceso allo 0,721%, e il ministro dell'Economia Gualtieri parla del Mes sanitario come di "risorse meno decisive di quanto si pensa". Oltre alla "cattiva reputazione" del Mes e al nodo politico, c'è un timore tecnico: sono fondi con una seniority più alta rispetto Btp e ciò penalizzerebbe questi ultimi, vanificando il risparmio in spesa per interessi

Il Btp a nuovi minimi storici di rendimento piomba sul braccio di ferro infinito del Mes sanitario: il costo di finanziamento delle emissioni fa passare in secondo piano il risparmio che si avrebbe attingendo alla facility europea. E, soprattutto, aumenta il capitale politico necessario per accettare quello che alcuni vedono come un mini-commissariamento europeo. Il rischio è spostare l'attenzione dal vero nodo: se l'Italia, pur con un debito record, è perfettamente in grado di destinare a bilancio alcune decina di miliardi per l'emergenza sanitaria - tamponi a tappeto per ridurre le code, contact tracing potenziato e adozione delle 'best practices' europee in fatto di terapie intensive - perché non lo fa?
Il Mes offrirebbe il 2% a tassi negativi: 36 miliardi per l'Italia sborsati a rate del 15% al mese. Il 9 ottobre il Btp decennale ha aggiornato i minimi storici portandosi fino a uno 0,721% di rendimento, con uno spread a poco più di 120 punti base. Numeri che spiegano l'atteggiamento pragmatico del ministro Roberto Gualtieri: in estate vedeva nel Mes un potenziale risparmio di cinque miliardi di euro in dieci anni in termini di spesa per interessi. Due giorni fa ha parlato dei soldi messi a disposizione di Roma dal Mes sanitario come "risorse meno decisive di quanto si pensa": certo, sono "soldi a tasso zero, per un ministro dell'economia è sempre meglio di un finanziamento a 0,7", ma ad oggi "l'Italia ha tutte le risorse necessarie". Nessun problema di liquidità, insomma. Il merito, vista la recessione e il debito molto elevato, è in buona misura della Bce. Il vero timore sull'utilizzo del Mes, con i Cinque Stelle che ne hanno fatto un totem politico inseguendo la Lega e Fratelli d'Italia sul campo sovranista, è politico e lo ha evocato lo stesso Gualtieri: il Meccanismo europeo di stabilità, nato nel 2012 come fondo salva-Stati che imponeva un programma di riforme e risparmi ai beneficiari durante l'Eurocrisi passata e ammorbidito quest'anno nella sua versione pandemica, "ha una cattiva reputazione" legata al programma di austerità cui costrinse la Grecia. E' lo 'stigma', la percezione da parte degli investitori che il Paese richiedente è un paria sui mercati, ha bisogno di aiuto. Le parole di Gualtieri probabilmente fanno i conti che le difficoltà degli alleati del Pd, i Cinque Stelle. C'è anche un ragionamento più tecnico che circola in alcuni ambienti: i prestiti del Mes avrebbero una 'seniority', collocandosi, nel caso di default, più in alto dei Btp nella gerarchia dei creditori. Questo finirebbe, nel lungo andare, per ripercuotersi sulle quotazioni di mercato dei Btp, facendo salire il rendimento e alla fine annullando il risparmio in spesa per interessi.
Un ragionamento che mette in secondo piano quella che fu la causa dell'istituzione del Mes sanitario: l'emergenza pandemica aveva spinto alcuni Paesi, a partire proprio dall'Italia, a chiedere aiuto all'Europa e a farlo per una sanità pubblica in forte difficoltà nei mesi scorsi. La risposta europea, dopo un duro negoziato, fu una facility del Mes a "condizionalità leggera", con il 'caveat' che i soldi vanno spesi per la sanità o per capitoli assimilabili. Nel frattempo, è subentrato il recovery fund con i suoi 209 miliardi per l'Italia, che potrebbero aiutare (anche se per cifre minori del Mes) anche la sanità. La politica italiana, vista l'emergenza economica innescata dal Covid, è in grado di rinunciare a qualche provvedimento per l'economia, con ritorno politico più tangibile, dando priorità alla risposta sanitaria al virus? Forse è tutto qui il nodo che riguarda il fondo europeo della discordia e che lo tiene in stand-by. A scioglierlo, in un senso o nell'altro, saranno gli sviluppi della pandemia nei prossimi mesi.

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