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PATRIMONI
Famiglie italiane liquide per paura
22/10/2019

Il secondo rapporto Censis-Aipb fotografa le famiglie con patrimoni finanziari al di sopra dei 500mila euro. Molto è cambiato per loro dal 2008: nonostante risparmino circa l'8% dei loro guadagni, la loro ricchezza non cresce quasi più, hanno paura del loro futuro e di quello dei loro figli e per questo tengono parcheggiati quasi 1,4 miliardi (il 33% del patrimonio) sui conti correnti

Detengono patrimoni finanziari sopra il mezzo milione di euro, risparmiano poco più dell'8% di quello che guadagnano (ma nel 1995 era il 24%) e si tengono stretti il gruzzolo, più liquido possibile, perché hanno paura del loro futuro, e di quello dei loro figli. Sono le 500.000 famiglie italiane considerate ricche, secondo il secondo rapporto Censis-Aipb (Associazione Italiana Private Banking). Per loro molto è cambiato dalla crisi finanziaria del 2008, a cominciare dalla composizione della loro ricchezza che ormai non cresce quasi più, ed è quasi totalmente ereditata.
Nel complesso, la ricchezza finanziaria delle famiglie, alla fine del 2018 ammontava 4.218 miliardi di euro, cioè -0,4% in termini reali rispetto al 2008. I portafogli finanziari crescono poco, colpa dei tassi negativi e nonostante la propensione al risparmio. Propensione un tempo apprezzata dalle banche e adesso diventata quasi un difetto, se lo stesso rapporto definisce questa propensione "testardaggine". Il dato più emblematico, evidenzia il Censis, è il gonfiarsi della bolla liquidità, ossia monete, biglietti, denaro tenuti fermi sui conti o nei depositi. L'ammontare complessivo è di 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale della ricchezza e in crescita del 13,7% rispetto a 10
anni fa. Ma, in proporzione, il vero boom è dato dalle riserve assicurative: le diverse polizze sulle quali, non a caso, non incombe la "patrimoniale" imposta dal governo Monti per scongiurare il default dell'Italia nel 2012, cioè l'imposta di bollo dello 0,2% sul valore
nominale dei depositi titoli,
Dal 2008 le polizze sono cresciute nel portafoglio delle famiglie del 44,6% e valgono circa un miliardo di euro, pari a una quota del 23,7% degli investimenti finanziari totali. Fra queste la quota di polizze vita e quella dei fondi pensione è quasi raddoppiata (+49,4%). D'altra parte negli ultimi 10 anni si evidenzia un crescente abbandonando dei risparmiatori dai titoli di Stato e dalle obbligazioni corporate, tradizionale rifugio del cassettisti. I titoli obbligazionari nei portafogli si sono ridotti di quasi un terzo: nel 2008 costituivano il 21,0% del patrimonio finanziario, nel 2018 rappresentano il 6,9%, un crollo a due cifre dovuto ai rendimenti quasi inesistenti, l'aumento del rischio, un economia perennemente sull'otto volante e naturalmente le tasse. Quasi azzerati, poi, i Bot e i titoli a breve termine che ormai non sono altro che un ricordo. Dal 2008 questi investimenti hanno visto ridurre il loro peso in portafoglio del 98,8%. Significativa anche la riduzione della quota di azioni e di altre partecipazioni. "Quello che è cambiato in questi 10 anni non sono le persone, ma sono le condizioni di investimento" ha commentato Innocenzo Cipolletta presidente di Assonime e Aifi. "Se questo risparmio resta fermo e non arriva all'economia reale, bisogna chiedersi il perché" e il perché è evidente: "Abbiamo una normativa che penalizza l'investimento e il rischio" ha detto. 

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