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EUROGRUPPO
Vittoria dei “frugali”: Donohoe presidente
09/07/2020

Il fronte del Nord capeggiato dall'Olanda e ostile al Recovery Fund ha ottenuto un primo successo, piazzando a sorpresa alla presidenza dell'Eurogruppo il ministro delle Finanze irlandese. Sconfitta  la ministra spagnola Nadia Calvino, sostenuta tra gli altri da Germania, Francia e Italia. Donohoe è del partito popolare ed è l'artefice della ripresa irlandese realizzata con il rigore di bilancio

A sorpresa il ministro delle finanze irlandese, Paschal Donohoe, è il nuovo presidente dell'Eurogruppo. La favorita Nadia Calvino, ministra spagnola, perde così la corsa nonostante avesse sostenitori eccellenti come Italia, Germania e Francia. Ma la fronda dei Paesi del Nord, guidati dall'Olanda, è riuscita a far eleggere un candidato considerato più neutrale nella partita del Recovery fund. Nessuna svolta di genere, quindi, per la presidenza dell'Eurogruppo, che dalla sua creazione ha avuto solo presidenti uomini. Ma la svolta politica invece c'è: Donohoe è della famiglia dei popolari, che da mesi spingono per avere quella posizione che è stata fino ad oggi dei socialisti con il portoghese Mario Centeno. Ora sarà l'irlandese ad indicare all'Europa la strada da prendere per tornare a crescere riducendo le divergenze che frenano il mercato unico e aumentano disparità e litigi tra Stati. 
Donohoe, 45 anni, ministro delle Finanze da tre anni, è considerato un gestore prudente del bilancio, che ha riportato il suo Paese all'interno delle regole europee dopo una profonda recessione. E' anche considerato il rappresentante di una storia di successo: l'Irlanda è uno dei Paesi che chiesero gli aiuti europei, e che fu sottoposto alla cura della vecchia troika da cui però uscì più forte, con una crescita sempre più alta della media Ue. Non è un buon auspicio per chi sperava in un presidente più ostile ai piani di consolidamento cucinati dalla Ue: di certo la presidenza di un popolare aiuterà chi si è sempre battuto per l'applicazione rigida delle regole di bilancio. Non a caso è stata l'Olanda, con gli altri nordici, a far passare la sua candidatura, riuscendo a contrastare la fronda del Sud che sosteneva compatta la spagnola. 
Da presidente dell'Eurogruppo Donohoe sarà chiamato a partecipare ai vertici europei, a partire da quello della prossima settimana, per descrivere la situazione della zona euro e raccogliere gli input dei leader. E quando il vertice passerà la palla ai ministri dell'economia, in genere per le decisioni più tecniche, dovrà coordinare i lavori cercando di favorire il consenso. Non sarà una passeggiata, come il suo predecessore Mario Centeno ha già sperimentato. Guidare i ministri dell'euro durante una crisi economica significa gestire priorità e sensibilità profondamente diverse, di cui è spesso difficile fare una sintesi. Il primo ostacolo arriverà già dopo la pausa estiva, quando si comincerà a parlare del ripristino del Patto di Stabilità, attualmente sospeso in via temporanea. I nordici spingono per tornare alle regole di prima non appena l'emergenza sarà finita, mentre gli altri vorrebbero prendere tempo, magari aspettando di ridiscutere quelle stesse regole, come vorrebbe il commissario all'economia Paolo Gentiloni che aveva lanciato la revisione del Patto a febbraio, pensando di finire la discussione entro l'anno. La pandemia ha invece spostato tutto all'anno prossimo, e il nuovo presidente potrebbe aver già deciso da che parte stare. 

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