Articoli
SOSTENIBILITA'
Bilancio in chiaroscuro, ma l’Italia migliora
12/06/2020

Secondo i dati Istat, sono ancora pochissime le aziende italiane che adottano un approccio sistematico ai temi Esg. A fare da capofila sono le aziende di maggiori dimensioni (oltre 250 dipendenti), ma le piccole sono più attente al benessere dei lavoratori. Sull'ambiente il 40% ha investito per ridurre i consumi elettrici e il 60% per ridurre il consumo di acqua

Solo due anni fa, le imprese che ricorrevano allo smart working erano una su dieci, il 10,3%, prima che la pandemia stravolgesse le abitudini di vita e di lavoro. Eppure stava iniziando a diffondersi un'attenzione nuova alla sostenibilità a 360 gradi, sociale e ambientale. Il censimento permanente delle imprese dell'Istat mostra che quasi sette aziende su dieci hanno adottato azioni per migliorare il benessere lavorativo dei dipendenti (il 68,9%) e altrettante si sono impegnate a ridurre l'impatto ambientale (il 66,6%) e migliorare il livello di sicurezza (il 64,8%). Questi dati si riferiscono al 2018, ultimo anno disponibile, e alle realtà con almeno tre dipendenti.
La molla principale, in particolare per gli interventi per l'ambiente, è stata la volontà di migliorare la reputazione dell'azienda in oltre un caso su tre. E ancora solo una minoranza delle imprese ha avuto un approccio sistematico ai temi ambientali, sociali e di governance (Esg): meno del 4% delle imprese ha redatto bilanci o rendicontazioni di sostenibilità e il 13% ha realizzato una valutazione delle iniziative intraprese. In questo campo, le imprese più grandi stanno facendo da apripista, anche a seguito della normativa Ue che impone la pubblicazione delle informazioni di carattere non finanziario per le imprese di interesse pubblico. Così, nelle aziende con almeno 250 dipendenti, la quota delle imprese che hanno pubblicato bilanci di sostenibilità è dieci volte superiore alla media.
In generale l'Istat registra che "i comportamenti sostenibili crescono all'aumentare della dimensione dell'impresa", ma con una differenza: le microaziende sembrano più orientate alle azioni per il benessere dei dipendenti, mentre quelle maggiori sono più attente alla sicurezza e all'ambiente. A livello territoriale, non ci sono grandi differenze tra le diverse aree del Paese. Gli interventi più diffusi per il benessere lavorativo riguardano soprattutto la flessibilità dell'orario di lavoro. Più di metà delle aziende dichiara poi di aver mantenuto i livelli occupazionali in presenza di cali dei profitti, con un'attitudine alla difesa dei lavoratori nei periodi di crisi. Risultano minoritarie, invece, le politiche per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Quanto alla difesa dell'ambiente, le aziende puntano soprattutto sull'efficienza energetica di impianti e macchinari, installati per ridurre i consumi elettrici dal 40% delle imprese tra il 2016 e il 2018, e su interventi per ridurre il consumo di acqua (realizzati da 6 aziende su 10). Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono stati realizzati dal 7% delle aziende, mentre poco meno del 5% ha puntato su veicoli elettrici o ibridi. 

Autore: