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Le stime Fmi e il Covid affossano le Borse
24/06/2020

I timori di una recessione globale con un calo del Pil mondiale del 4,9% e la crescita dei contagi negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei hanno fatto tirare il freno a mano alle Borse, con perdite consistenti. A Wall Street si è chiusa la peggiore seduta delle ultime due settimane con perdite superiori al 2% per tutti gli indici. In Europa in forte calo energetici, auto e banche

Niente tregua per i mercati, col Fmi che ha rivisto al ribasso la stima del Pil mondiale 2020 (-4,9%) e dell'Eurozona (-10,2%), parlando della "peggiore recessione" dal 1929 e di ripresa incerta, come se non bastassero le insicurezze per la paura di una ripresa dei contagi da coronavirus, che si registrano in Usa - con i casi in crescita in Texas, Arizona e altri Stati - e anche in alcuni Paesi europei, come Portogallo e Germania. A questo quadro si aggiungono le minacce di Trump di nuovi dazi sulle merci del Vecchio continente, in un momento già complesso per il commercio, e la risposta di Bruxelles, pronta a bloccare i viaggiatori dagli Stati Unti. 
Così Wall Street ha chiuso in forte calo, registrando le perdite maggiori delle ultime due settimane con gli indici in flessione di oltre il 2%. Il Dow Jones arretra del 2,71%, il Nasdaq del 2,19% e lo S&P 500 del 2,58%. In rosso anche le principali Borse europee. Francoforte ha chiuso in calo del 3,4% anche sulla spinta delle previsioni dell'Fmi, secondo cui nel 2020 il Pil tedesco arretrerà del 7,8%. Giù anche Piazza Affari (-3,4%) che sconta numeri da brivido: un Pil che crolla del 12,8% e un debito pubblico che schizza al 166,1% anche per effetto di questo calo. Male anche Madrid (-3,2%) e Londra (-3,1%), mentre Parigi limita le perdite al 2,9%. In tensione l'oro, che durante la seduta è arrivato ai massimi del 2012 toccando i 1.774 dollari l'oncia, per poi retrocedere. 
L'indice europeo Stoxx 600 ha ceduto il 2,7%, sotto il peso soprattutto di energia, beni voluttuari e finanza, ma nessun comparto si è salvato del tutto dal calo. Il greggio, già sotto i 40 dollari, in serata è andato in picchiata (wti -5,6% a 38,1 dollari al barile) col timore dei contagi da Covid-19, trascinando con sé i petroliferi, da Tenaris (-6,1%) a Repsol (-5,2%), Royal Dutch (-5%) e Eni (-4,7%). Non è andata meglio alle auto e hanno avuto la peggio Renault (-6,4%), Porsche (-6,1%) e Daimler (-6%), rispetto a Peugeot (-5,7%) e Fca (-4,4%) per cui è arrivato l'ultimo via libera per il prestito garantito Sace. Non una sola banca in positivo, con perdite ingenti per Erste Group (-6%), Ing (-5,1%), Banco Bilbao (-4,8%) e Kbc (-4,7%). Ma nemmeno le italiane hanno avuto respiro, con lo spread Btp-Bund salito fino a 170,8 punti, con forte impatto su Banco Bpm (-5,3%), Unicredit (-4,2%) e Intesa (-2,6%).

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