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EUROZONA
Coronabond o Mes “light”? Accordo più vicino
01/04/2020

Dopo il primo nulla di fatto, Sud e Nord Europa cercano di smussare gli angoli e portare al tavolo proposte concrete su cui discutere. L'Olanda, contraria ai Coronabond, spinge per l'utilizzo del Mes con delle condizionalità ridotte, la Francia propone un fondo di durata limitata che possa fare debito. Altri propongono un maggior coinvolgimento della Bei. Sherpa al lavoro per un accordo

 

Da una parte il Mes, con condizioni sempre meno dure, dall'altra gli eurobond, con caratteristiche sempre più accettabili. L'Europa per il momento resta spaccata e continua a lavorare sui due filoni, sperando di trovare dei punti in comune strada facendo, oppure aspettando che uno dei due fronti si spacchi, andando a rafforzare l'altro. Tutto prima dell'Eurogruppo del 7 aprile. Intanto, per stemperare le tensioni tra Nord e Sud, la Commissione Ue lancia un maxi piano per finanziare un fondo anti-disoccupazione, e la presidente Ursula von der Leyen ha chiamato il premier Giuseppe Conte proprio per dirgli che il nuovo schema 'Sure' "potrebbe aiutare a salvare il posto di lavoro di molti italiani durante la crisi del coronavirus". E il ministro italiano dell'Economia, Roberto Gualtieri  plaude al primo passo importante della Ue nella giusta direzione con i bond europei a sostegno dell'occupazione spiegando che l'Italia lavora ad un sua proposta concreta sugli eurobond.

Dopo la parziale retromarcia dell'Olanda sul comportamento 'poco empatico' avuto con i Paesi più colpiti, la campagna a favore della solidarietà prosegue in Germania. "È chiaro che la solidarietà è il perno costitutivo fondamentale dell'Ue", ha detto la portavoce di Angela Merkel, precisando che "ci sarà uno strumento di solidarietà, sulla base del contratto europeo, che sia adeguato a questa crisi". Si resta quindi dentro la cornice delle regole già esistenti. "Continuo a essere scettico sugli eurobond", ribadisce il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. "Una strada potrebbe essere una linea di credito del Mes. I vincoli potrebbero non essere così severi come nelle classiche linee di credito", spiega Weidmann, indicando la strada a cui sta lavorando il fronte contrario alle emissioni comuni di debito, convinto che non dia alcun valore aggiunto. L'idea è di creare una condizionalità leggera e uguale per tutti, in modo che chi chiederà gli aiuti non dovrà firmare un Memorandum che menzioni chiaramente ciò che il suo governo dovrà fare in cambio. Ma per quanto leggeri, dei vincoli ci saranno sempre. Ad esempio, le istituzioni Ue controlleranno come vengono spesi i prestiti e quando saranno restituiti. Inoltre, la Germania non vuole che il Mes aiuti proprio tutti, ma solo chi ne ha davvero bisogno, anche perché la sua capacità è di 410 miliardi di euro, che finirebbero in fretta se tutti chiedessero il massimo, cioè il 2% del proprio Pil. Solo all'Italia andrebbero circa 35 miliardi.

Sull'altro fronte, è la Francia a farsi avanti con una variazione sul tema dei Coronabond. Il ministro dell'Economia Bruno Le Maire pensa ad un fondo "limitato nel tempo", cioè per circa "5-10 anni con la possibilità di fare debito comune ma solo all'interno di quel fondo". Così strutturato "potrebbe essere più accettabile da altri Paesi, e potrebbe essere la soluzione". Secondo il ministro non bisogna "essere ossessionati dai Coronabond o eurobond", ma trovare uno strumento altrettanto forte che "ci consenta di affrontare una situazione economica da dopoguerra". Qualunque sia il nome che gli viene dato in questi giorni, i titoli comuni di debito non sono fuori dal tavolo dell'Eurogruppo. Anzi, gli sherpa cercano in queste ore di preparare il terreno ai ministri, affinché discutano di proposte concrete e non di principi sui quali da sempre sono divisi. Alle opzioni possibili si aggiunge anche un maggior coinvolgimento della Banca europea degli investimenti. Già emette titoli europei, sulla base di garanzie dei 27 Stati Ue. I governi potrebbero aumentare le garanzie per avere maggiori fondi disponibili per finanziare progetti in settori diversi dalle infrastrutture su cui tradizionalmente la Bei si concentra. Il Nord è favorevole così come sarebbe disponibile a cedere al Sud un anticipo dei fondi del prossimo bilancio Ue.

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