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POLITICA MONETARIA
La Fed alza i tassi e annuncia un quarto ritocco nel 2018
18/06/2018

La decisione della banca centrale di rivedere al rialzo il numero di interventi gela Wall Street che si aspettava solo tre rialzi nel 2018. Powell assicura che la Fed continuerà ad agire con gradualismo, ma giustifica le decisioni con il fatto che la crescita è solida, il mercato del lavoro è vicino alla piena occupazione e l'inflazione è in ripresa ed è ormai prossima a superare il target del 2%

La Fed alza i tassi di interesse di un quarto di punto e segnala due ulteriori aumenti del costo del denaro nel 2018 sulla scia di un'economia che cresce "solida", di un mercato del lavoro "forte" e di un'inflazione in aumento. La previsione di quattro aumenti complessivi quest'anno, invece dei tre stimati, gela Wall Street che, sentendo 'tradite' le sue attese, chiude in negativo in attesa anche di Mario Draghi che potrebbe annunciare, da Riga, la tempistica per la fine del quantitative easing. 
L'economia americana "sta facendo molto bene. L'aumento dei tassi deciso segnala che è in grande forma", afferma il presidente della Fed Jerome Powell illustrando la decisione di alzare i tassi di un quarto di punto in una forchetta fra l'1,75% e il 2,00%. Si tratta della seconda stretta dell'era Powell e della settima dal 2015, quando la banca centrale americana ha iniziato il ciclo di rialzi dopo la crisi finanziaria. Annunciando una svolta in termini di trasparenza, con conferenze stampa dopo ogni riunione, Powell si impegna ad andare avanti con "aumenti graduali dei tassi" perché rialzi "troppo veloci o troppo lenti" possono essere dannosi. Comunque, la "politica monetaria resta accomodante", assicura il presidente della Fed nonostante la banca centrale abbia portato da tre a quattro il numero di rialzi stimati per il 2018. 
Per il 2019 la Fed stima ulteriori tre aumenti dei tassi. Il comunicato diffuso al termine della due giorni di riunione si presenta decisamente più stringato del passato, con la banca centrale che ha rimosso ogni riferimento alle rassicurazioni su tassi bassi per un periodo prolungato e a un attento monitoraggio sull'inflazione. La decisione unanime di alzare il costo del denaro è legata a un'economia americana forte, che cresce quest'anno del 2,8% con il taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari di Donald Trump che sostiene la domanda e - secondo le stime di Powell - continuerà a farlo per tre anni. "I rischi sulle prospettive economiche sono bilanciati" dice Powell, riferendosi alle tensioni commerciali come "solo un rischio per ora" visto che non appare ancora evidente un loro effetto sui numeri. Contribuisce al quadro positivo dell'economia americana anche un mercato del lavoro robusto, con un tasso di disoccupazione che la Fed stima quest'anno al 3,6%, in ulteriore calo rispetto al 3,8% previsto in marzo. Sul fronte dell'inflazione si assiste a un recupero, con i prezzi stimati sopra al 2% nel 2018 e nel 2019. "Restiamo ancorati a un target di inflazione del 2%" aggiunge il presidente della Fed, mettendo in evidenza l'importanza di mantenere stabili le aspettative sui prezzi. 

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