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RISIKO BANCARIO
Il cda di Ubi boccia l’Ops di Intesa Sanpaolo
03/07/2020

Il consiglio ha deciso all'unanimità, argomentando che l'offerta non riflette il reale valore di Ubi ed è conveniente solo per la banca guidata da Carlo Messina che realizzerebbe subito una plusvalenza di 4,6 miliardi. Non solo: l'Ops creerebbe un danno al mercato e ai territori e presenta anche rischi legali. Il cda di Ubi si impegna a valutare aggregazioni alternative, per creare il terzo polo bancario italiano

Il cda di Ubi Banca boccia l'offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo, ritenendola "non conveniente" per i suoi azionisti. La lista delle critiche contenute nel comunicato dell'emittente, approvato all'unanimità dal consiglio di amministrazione, parte dalla valorizzazione di Ubi da parte di Intesa, che "non riflette il reale valore" della banca guidata da Victor Massiah e penalizza gli azionisti di Ubi Banca rispetto a quelli di Ca' de Sass. Una valutazione alla quale ribatte in serata l'ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che rivendica la bontà del progetto per shakeolder e territori interessati. Secondo Ubi, gli azionisti di Ca' de Sass si approprieranno del 90% dei 3,2 miliardi di sinergie prodotte dall'integrazione, e rileveranno i titoli Ubi con uno sconto di 1,1 miliardi di euro rispetto alla mediana delle valutazioni degli advisor di Ubi, Goldman Sachs e Credit Suisse, sul concambio, valutazioni che indicano 2,28 azioni Intesa per ogni azione Ubi, a fronte delle 1,7 azioni offerte dalla banca guidata da Carlo Messina che - grazie al badwill di Ubi (cioè la differenza tra prezzo pagato e valore del patrimonio netto), fa notare ancora il cda - registrerà una plusvalenza di 4,6 miliardi.
Non solo: l'adesione all'ops costituisce anche "una rinuncia" al valore che Ubi potrebbe realizzare qualora rimanesse "autonoma e indipendente", valore che il cda ha cercato di delineare nell'aggiornamento del piano industriale al 2022 approvato lo scorso febbraio, facendo emergere - nonostante gli impatti del Covid sul costo del credito (700 milioni nel triennio) e sull'utile (tagliato da 665 a 562 milioni a fine piano) - un "eccesso di capitale distribuibile" di 840 milioni, 330 milioni in più rispetto a quanto implicito nel piano di febbraio. "Abbiamo cercato di evidenziare con molta chiarezza quale è il potenziale dei nostri dividendi" valorizzando i "tesori nascosti" della banca, come le attività di 'merchant acquiring', da cui Ubi si aspetta di ricavare 350 milioni, ha spiegato Massiah che nel 2021 intenderebbe anche salire al 100% di Aviva Vita per sostenere il conto economico. Massiah, affiancato dalla presidente Letizia Moratti, ha promesso che, in caso di fallimento dell'Ops, Ubi non tergiverserà più sulle aggregazioni: "Se rimarremo una banca indipendente, immediatamente andremo a cercare nuove opportunità di m&a", cogliendo al volo il vento favorevole che soffia da Francoforte. Il mandato del cda all'ad, ha spiegato Moratti, è quello di "sottoporre dei target di acquisizione entro la fine dell'anno". L'obiettivo è dare vita al terzo polo bancario italiano, senza "limiti" in tema di candidati. Si valuterà la 'nuova' Mps, appena ripulita da 8 miliardi di npl, anche se prima occorrerà capire "cosa vuole fare" il governo. E si guarderà più alle banche italiane, "che conosciamo bene", che alle straniere, "che conosciamo meno".
Proprio l'obiettivo di "eliminare un concorrente" così da "rafforzare la posizione" di Intesa in Italia senza modificarne il "posizionamento europeo" è tra i motivi per i quali Ubi ha definito l'Ops "controproducente". Si crea, ha spiegato Ubi, "una posizione di leadership dominante in Italia, anomala tra i grandi Paesi europei e potenzialmente dannosa per il tessuto economico e sociale dei territori in cui opera Ubi". Ma ci sono anche i rischi di esecuzione di un'operazione "non concordata evidenziati dalla stessa Intesa Sanpaolo" nel prospetto d'offerta. "Tra cui le incertezze circa il perfezionamento della fusione", nel caso in cui Ca' de Sass non consegua il 66,7% di Ubi, e sulla cessione a Bper di 532 sportelli allo scopo di soddisfare - ma anche questo è un fattore di incertezza - le istanze pro-concorrenziali dell'Antitrust. "A noi i Vietnam legali non piacciono", ma "sin dall'inizio è opportuno segnalare questo pericolo legale". Ad esempio, evidenziando nel prospetto che "un organo di gestione che agisca nel rispetto della legge non potrebbe deliberare legittimamente" la vendita degli sportelli a Bper.
Di tutt'altro avviso il ceo di Intesa Carlo Messina: "La prospettiva che offriamo, diversamente da quanto sottolineato nel comunicato, è di essere parte di un importante progetto che avrà nella creazione di valore per tutti gli stakeholder - azionisti, management, dipendenti, clienti - e nella distribuzione di flussi di dividendi sostenibili nel tempo alcuni significativi punti di forza e che, nel contempo, contribuirà in maniera determinante allo sviluppo dell'economia reale di tutte le aree interessate", ha commentato in serata, parlando di un "progetto volto a creare un gruppo ai vertici europei del settore, rafforzando al contempo il contesto domestico. Ora - ha concluso - la parola passa agli azionisti".
Con la valutazione del cda di Ubi, difatti l'operazione può approdare sul mercato: da lunedì e fino al 28 luglio i soci della banca dovranno decidere - soppesando le promesse di Intesa e quelle di Ubi - che cosa fare delle loro azioni. 

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