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EUROPA
Accordo fatto tra Parlamento e Consiglio Ue
10/11/2020

Dopo settimane di negoziato, l'Europarlamento ha spuntato 16 miliardi di risorse in più per finanziare i programmi del budget 2021-2027, tra cui Erasmus+, Horizon e Invest-Eu. Tuttavia, il percorso per sbloccare il pacchetto di stimolo previsto dal Recovery Fund resta accidentato, con l'Ungheria che minaccia di porre il veto. Italia ultima in Europa per capacità di spesa dei fondi Ue

Fumata bianca. Dopo settimane di scontri e dure trattative tra Consiglio e Parlamento Ue su Bilancio e Recovery fund, è arrivata l'intesa politica anche sull'ultimo spinoso dossier, con grande soddisfazione del Parlamento, che nella battaglia è riuscito a spuntare 16 miliardi in più per integrare le risorse destinate ai programmi faro del budget 2021-2027. I soldi aggiuntivi arriveranno in gran parte (11 miliardi) dalle multe dell'Antitrust Ue e rappresentano "un ottimo risultato per i cittadini", ha dichiarato il presidente del Parlamento europeo
Sassoli, sottolineando che ci saranno a disposizione più fondi per programmi come Horizon (ricerca), a cui vengono destinati 4 miliardi in più, passando a 84,9 miliardi; Invest-Eu, ora a 9,4 miliardi dagli 8,4 dell'accordo di luglio; Erasmus+ a 23,4mld da 21,2; EU4Health (sanità), che passa da 1,7 a 5,1miliardi. Nonostante il grosso passo avanti, raggiunto senza dover rimettere mano al compromesso chiuso dai 27 leader a luglio e celebrato dal ministro delle Finanze di Berlino, Olaf Scholz, come un "risultato formidabile", lo stimolo economico da 1.800 miliardi del Recovery Fund non ha ancora tagliato il traguardo e, anzi, ci sono ancora diversi scogli da superare prima che possa farsi realtà. Già la prossima settimana, quando la presidenza di turno tedesca rimetterà al voto degli Stati membri la validazione degli accordi raggiunti con il Parlamento europeo, il pacchetto di
rilancio potrebbe incorrere in una nuova battuta d'arresto. A preoccupare è il rischio di veto di Ungheria e Polonia. In una lettera recapitata nelle ultime ore alla Commissione europea, Budapest ha espresso il suo disappunto, minacciando di bloccare tutto a causa del nuovo meccanismo (anche questo negoziato da Consiglio e Parlamento Ue) che lega l'erogazione dei fondi del budget al rispetto dello stato di diritto. Due delle tre intese raggiunte con il Parlamento (Bilancio e Risorse proprie) richiedono l'assenso unanime delle capitali, e se Orban deciderà davvero di puntare i piedi, è facile prevedere altre estenuanti mediazioni e possibili nuovi  ritardi, che spingerebbero oltre la primavera la possibilità per gli Stati membri di beneficiare del prefinanziamento dal Recovery fund, che per l'Italia, come ricordato da Paolo Gentiloni, potrebbe ammontare a 20 miliardi di euro.
Tuttavia, l'Italia resta ancora il fanalino di coda d'Europa per quanto riguarda la capacità di spesa delle risorse già messe a disposizione dall'Unione. Un fenomeno ormai consolidato negli anni, fonte di rinnovate preoccupazioni a Bruxelles, ma anche a Roma, in vista della gestione delle nuove, importanti risorse che l'Ue stanzierà in favore dell'Italia e degli altri Paesi per affrontare e superare la crisi del Covid. Dalla relazione sul bilancio Ue 2019 presentata dalla magistratura contabile europea emerge che il nostro Paese, alla fine dello scorso anno, era riuscito a impiegare solo il 30,7% dei fondi strutturali assegnati per il periodo 2014-2020. Un dato sostanzialmente invariato rispetto al 2012 e nettamente inferiore alla media Ue del 40%, che colloca l'Italia in fondo alla classifica dei Paesi redatta in base alla loro capacità di spesa (peggio ha fatto solo la Croazia). In ogni caso, la Corte evidenzia come solo 9 Paesi, tra il 2012 e il 2019, siano riusciti ad aumentare la cosiddetta 'capacità di assorbimento' dei fondi strutturali europei e come anche la media Ue abbia fatto registrare un regresso scendendo dal 46 al 40%. Una situazione preoccupante, "che comporta sfide e rischi aggiuntivi - sottolinea la Corte nel suo rapporto - perché è necessario che la Commissione e gli Stati membri concedano altro tempo per l'assorbimento nel nuovo periodo di pianificazione finanziaria". Ma anche che facciano fronte alla "enorme responsabilità di gestire le finanze dell'Ue in modo sano ed efficiente", specie quando si tratterà di gestire i soldi del Next Generation Eu e del bilancio 2021-2027. 

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