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POLITICA MONETARIA
La Fed alza i tassi e apre a nuova stretta
01/10/2018

La banca centrale alza di un quarto di punto il costo del denaro, portandolo al 2-2,25% e preannuncia un nuovo rialzo a dicembre. La mossa scatena l'ira di Trump che si dice "non contento" e preoccupato del fatto che "alla Fed sembra piacere alzare i tassi". Ma Powell tira dritto forte di una disoccupazione ai minimi e di una crescita attesa al 3,1% nel 2018 contro il 2,8% previsto a giugno

L'economia americana corre e la Fed alza i tassi di interesse, che tornano sopra il 2% per la prima volta dal 2008. L'aumento di un quarto di punto porta il costo del denaro in una forchetta fra il 2,00% e il 2,25%. E potrebbe non essere finita: la banca centrale apre infatti alla possibilità di una quarta stretta nel 2018 se non ci saranno scossoni economici. Immediata l'ira di Donald Trump: "non sono contento dell'aumento dei tassi di interesse", dice. "Sono preoccupato del fatto che alla Fed sembra piacere alzare i tassi", ha subito dopo aggiunto. Parole dure che seguono la decisione della Fed e la difesa dell'indipendenza della banca centrale da parte di Jerome Powell. A chi gli chiedeva una replica agli attacchi di Trump delle scorse settimane, il presidente della Fed ha risposto: "Il Congresso ci ha dato un importante compito. Non prendiamo in considerazione fattori politici". Powell poi avverte: "Al momento la Fed non vede effetti sull'economia dalla politica commerciale. Ma dazi diffusi nel lungo termine possono essere negativi per gli Stati Uniti". Un messaggio chiaro sui rischi che una guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina implica e sui suoi potenziali effetti sulla ripresa e sull'inflazione.
In un tono più disteso Powell torna poi a dipingere il positivo quadro dell'economia, senza però nascondere che difficoltà continuano a esistere. "L'economia americana è forte, la disoccupazione è bassa e i salari sono in aumento. Tutti questi sono segnali buoni, ma questo non significa che tutto è perfetto: non tutti gli americani godono infatti dei benefici", afferma Powell durante la conferenza stampa al termine della due giorni di riunione. Constatando come il sistema finanziario è più forte di dieci anni fa quando è scoppiata la crisi, Powell rassicura sul fatto che la velocità con cui si sta muovendo la Fed è quella appropriata: "rialzi graduali ci consentono di monitorare i dati economici" dice il presidente della Fed, osservando come il ciclo di rialzi riflette la forza dell'economia. La rimozione dal comunicato finale della parola "accomodante" per descrivere la politica monetaria non indica che la Fed - spiega Powell – intende accelerare sulla strada del rialzo dei tassi: "se l'economia dovesse improvvisamente rallentare – aggiunge - tassi più bassi sono garantiti".
Alle rassicurazioni di Powell Wall Street sembra inizialmente credere per poi perdere terreno nel finale, quando ha iniziato a metabolizzare l'ipotesi di una quarta stretta nel 2018, probabilmente a dicembre. Una stretta legata al buono stato dell'economia. La Fed ha rivisto al rialzo la crescita americana per il 2018 e il 2019: quest'anno è atteso un incremento del Pil del 3,1% a fronte del 2,8% stimato in giugno. L'anno prossimo la crescita si assesterà al 2,5%. Il tutto in un contesto di disoccupazione contenuta al 3,7% quest'anno e al 3,5% nel 2019. A preoccupare la Fed sono però i conti pubblici americani: "non è un segreto che siamo su una strada insostenibile" dice Powell riferendosi al debito e al deficit.
Il quadro è sostanzialmente positivo anche fuori dagli Stati Uniti, nonostante la crescita proceda più lentamente, soprattutto nei Paesi emergenti, alcuni dei quali alle prese con "problemi difficili". La Fed monitora l'andamento delle economie emergenti, rassicura Powell cercando di spazzare via le critiche mosse alla banca centrale per la noncuranza sull'effetto delle sue politiche sugli altri Paesi. "Siamo consapevoli degli effetti che abbiamo sul mondo e cerchiamo di essere trasparenti".

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