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POLITICA MONETARIA
Maxi-prestito Bce: 1.300 miliardi alle banche
18/06/2020

Francoforte lancia il Tltro-III per far fronte alla recessione più dura di sempre e per spingere le banche a sostenere famiglie e imprese. Il prestito a tre anni ha tassi che possono arrivare al -1% se le banche non si limiteranno a fare carry-trade ma presteranno denaro all'economia. Dei 742 istituti che hanno fatto richiesta, la maggior parte sono spagnoli, francesi e italiani

La Bce lancia un nuovo maxi-intervento per uscire dalla recessione "senza precedenti" che nello scenario peggiore porterebbe a un crollo del Pil del 13%. Arriva così il Tltro-III, nuovo maxi-prestito alle banche a tre anni con tassi che possono arrivare a -1%. La quantità di denaro offerta è da record: 1.310 miliardi di euro richiesti da 742 istituti di credito. L'iniezione netta di liquidità per l'Eurozona - dopo le scadenze di precedenti rifinanziamenti il 24 giugno - è di 548 miliardi, che nelle intenzioni dell'Eurotower sono destinati a sostenere famiglie, imprese e soprattutto Pmi. I tassi negativi, mai così bassi, sono vincolati all'impegno a prestare all'economia. Ma anche le banche sono destinate ad un corposo beneficio netto: gli basta fare 'carry trade' usando i soldi presi a prestito per guadagnare sul differenziale dato dai rendimenti ben più alti che spuntano comprando titoli di Stato: un aiuto valutato dagli analisti in circa 15 miliardi sui loro utili.
Misure d'emergenza che si sommano ai 1.350 miliardi del programma di acquisto titoli per l'emergenza pandemica, il Pepp, ai tassi negativi e all'allentamento delle regole di vigilanza, con l'Autorità bancaria europea (Eba) che ha prorogato al 30 settembre l'approccio più flessibile sulle moratorie sui prestiti, una decisione salutata con favore tanto dall'Abi quanto da Confindustria. Un 'avanti tutta' al debito pubblico per rispondere alla crisi con uno stimolo di bilancio, con uno strumento - il Pepp - con cui la Bce ha dribblato gli ostacoli posti dai giudici costituzionali tedeschi. E un avanti tutta ai prestiti bancari, per un'economia che a dieci anni dalla precedente crisi riceve una batosta record. La stima centrale per il Pil dell'Eurozona - ribadita nel Bollettino economico di Francoforte - è di un -8,7% nel 2020. Ma, nell'attuale clima di "eccezionale incertezza" legato al futuro dei contagi e delle misure di lockdown, quel numero potrebbe arrivare a -12,7% nello scenario peggiore. Una contrazione economica "più marcata in Francia, Italia e Spagna che in Germania e nei Paesi Bassi", con un impatto delle misure di risposta tramite il bilancio pubblico che farà impennare i disavanzi soprattutto in Francia, Italia, Spagna, Belgio, Paesi già ad alto debito.
Il fatto che il ragionamento compaia nel Bollettino suggerisce quanto sia all'attenzione della Bce il rischio di una spaccatura fra i Paesi dell'euro tra 'virtuosi' che possono spendere e quelli che hanno già speso in passato. E quanto sia importante una risposta europea di bilancio condivisa, che non gonfi ulteriormente i debiti pubblici dei Paesi già in difficoltà. Lo scenario che a Francoforte temono, infatti, è che l'asfissia indotta al lockdown distrugga base produttiva: faccia, cioè, piazza pulita di imprese, specie pmi, di fatto falcidiando la crescita potenziale per anni. Non è un caso che il Tltro-III - nelle attese degli economisti - ha visto un 'tiraggio' notevole proprio in Spagna, Francia, Italia e Paesi mediterranei: la sola Intesa Sanpaolo ha preso 35,8 miliardi, Unicredit qualcosa come 94,3 miliardi, di cui 51,3 per la spa italiana; Bper 14 miliardi, Ubi 12 miliardi, Banco Bpm 22 miliardi. L'altro timore - sullo sfondo visto che lo spread, oggi sotto 180, è praticamente dimezzato da marzo - è che riaffiori quella "frammentazione" dell'Eurozona che la Bce combatte a colpi di quantitative easing e con un bilancio che, a valle delle misure varate, viaggia spedito verso i 6.000 miliardi, ormai non lontano dal 50% del Pil: ben oltre i livelli della Fed e della Bank of England.

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