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CRESCITA ECONOMICA
Trumpnomics da record: 121 mesi di crescita
02/07/2019

E' il ciclo espansivo più lungo della storia americana: il presidente esulta e aumenta la pressione sulla Fed perché tagli i tassi. Anche i dati sul mondo del lavoro sono da record: un tasso di disoccupazione del 3,6% non si vedeva dal 1969. Tuttavia, i critici osservano che in 121 mesi il Pil è cresciuto solo del 25% e che il 77% delle aziende quotate si aspetta profitti inferiori alle attese


Il numero magico per Donald Trump è 121. Dal primo luglio, infatti, l'economia degli Stati Uniti è entrata nel 121mo mese consecutivo di crescita, il ciclo espansivo più lungo della sua storia. A certificarlo, il National Bureau of Economic Research che ha ufficializzato il superamento del precedente record, quello di 120 mesi che risale al periodo marzo 1991-marzo 2001. La Trumpeconimcs batte dunque la Clintonomics. E il tycoon esulta su Twitter: "L'economia americana non è mai andata così bene, nonostante le fake news!". E per la Casa Bianca potrebbe andare ancora meglio se solo la Fed accelerasse sul taglio dei tassi, cosa su cui è tornato ad insistere nelle ultime ore il consigliere per le politiche commerciali del presidente Trump, Peter Navarro, ribadendo come alzare i tassi è ed è stato un errore: "Pensare che un rialzo possa avere ancora un effetto positivo è sbagliato", ha detto uno dei 'falchi' tra i consiglieri economici del tycoon. 
La lunga corsa della locomotiva Usa è partita all'indomani della grande crisi, nel giugno del 2009, quando a causa delle gravissime turbolenze finanziarie l'economia era sull'orlo del baratro. E a gettare le basi per il suo rilancio è stata l'amministrazione di Barack Obama, da cui Trump nel 2017 ha ereditato una ripresa già sostenuta. Ripresa alla quale però l'attuale presidente ha impresso un'ulteriore scossa con quel taglio delle tasse che finora è l'unica vera riforma realizzata nell'era Trump. E con un'azione di deregulation generalizzata che ha liberato molte energie nel settore produttivo.
A stemperare gli entusiasmi c'è tuttavia un dato: quello secondo cui il Pil Usa negli ultimi 121 mesi è cresciuto complessivamente solo del 25%, dunque ad un ritmo più lento rispetto ai boom economici del passato. E dopo un primo trimestre del 2019 che ha visto una crescita del 3,2%, ora le attese di Wall Street per il secondo trimestre sono di una frenata tra l'1,5% e l'1,8%, alimentando le preoccupazioni di chi da tempo profetizza un rallentamento globale. I rischi sono aumentati e le tensioni commerciali con la Cina e con l'Europa non aiutano. C'è poi il campanello d'allarme in vista della prossima tornata di trimestrali a Wall Street, con il 77% delle aziende quotate che hanno già fatto sapere come i loro profitti saranno inferiori alle attese. Ma per ora Trump si gode il successo. E c'è un altro record che si accompagna inevitabilmente a quello della ripresa economica: la crescita costante dell'occupazione. A maggio di quest'anno si sono contati 75 mila posti di lavoro in più che hanno portato il tasso di disoccupazione al 3,6%, mai così basso dal 1969. E pensare che nell'ottobre del 2010 si era al 10%. 

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