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POLITICA MONETARIA
La Fed ignora Trump: tassi invariati
02/05/2019

Nonostante le pressioni senza precedenti esercitate dalla Casa Bianca, Jerome Powell tira dritto per la sua strada: "non c'è alcun motivo per cambiare direzione". Trump, via Twitter, aveva chiesto un taglio di almeno un punto percentuale e la ripresa del quantitative easing per rafforzare la ripresa. La Fed però non lo accontenta ("un taglio di tassi non è all'orizzonte") e Wall Street arretra

Il braccio di ferro tra Donald Trump e Jerome Powell sembra destinato a durare a lungo. Il presidente della Federal Reserve, annunciando la decisione di lasciare i tassi di interesse invariati tra il 2,25% e il 2,5%, ha detto chiaro e tondo che per ora di ulteriori tagli non se ne parla. Ignorando così il monito del presidente americano che, esercitando una pressione senza precedenti sulla banca centrale statunitense, aveva chiesto via Twitter una riduzione del costo del denaro pari ad almeno l'1%. Non solo: il tycoon vuole anche una ripresa del Quantitative Easing, il programma varato dopo la crisi del 2008 per stimolare la ripresa attraverso l'acquisto di titoli. "Così l'economia americana correrebbe come un razzo", ben oltre l'attuale 3,2% messo a segno nel primo trimestre dell'anno, aveva scritto sempre su Twitter Trump. E si sa che fin dalla campagna elettorale del 2016 la sua promessa è stata quella di una crescita del Pil di almeno il 4%. 
Ma Powell ha gelato le attese, scuotendo anche Wall Street e lasciando delusi i molti investitori che avevano sperato in una imminente nuova manovra espansiva da parte della banca centrale. "Non ci sono motivi per un cambio di politica, la direzione e' quella giusta e un taglio dei tassi per ora non è all'orizzonte", ha chiarito il presidente della Fed, senza mai citare Trump ma limitandosi a dire che non è compito della banca centrale fare calcoli politici. E spiegando come l'attuale bassa inflazione, attorno all'1,5%, viene vista come un fenomeno transitorio.
Insomma, lo scontro tra Casa Bianca e banca centrale Usa rischia di acuirsi, e questo non fa bene all'andamento della Borsa che tra l'altro risente anche del durissimo scontro istituzionale già in corso in queste ore tra Casa Bianca e Congresso, con gli operatori sui mercati che vedono affievolirsi le speranze di una vera intesa sul piano da due miliardi di dollari per le infrastrutture. Ma anche quelle di un accordo bipartisan sul debito e  quelle di un accordo commerciale che Trump sta tentando di chiudere con la Cina. Intanto il presidente americano deve incassare anche il colpo del ritiro di Stephen Moore, controverso economista conservatore che aveva designato per il board della Fed. Avendo constatato come molti repubblicani sono contrari alla sua nomina, Moore ha deciso di tirarsi fuori.

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