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La ricchezza delle famiglie italiane torna a crescere
09/05/2019

E' ancora il mattone ad avere il peso preponderante nei patrimoni degli italiani, ma dopo tre anni di segni meno a far crescere la ricchezza nel 2017 sono state soprattutto le attività finanziarie, grazie al buon andamento delle Borse. E' quanto si legge nel rapporto Bankitalia-Istat che rileva anche la forte crescita dei depositi bancari in cui è custodito il 13% della ricchezza contro il 10% del 2005


La ricchezza delle famiglie italiane poggia ancora sul mattone. Nessun altro Paese destina agli immobili una fetta così elevata del patrimonio. Un'altra porzione considerevole è conservata in depositi. Tipico atteggiamento da "formiche", che - nonostante l'andirivieni delle crisi – non sembra passare di moda. E che nel confronto internazionale paga: l'Italia batte le altre grandi economie, anche se i divari si riducono e la situazione non è più così favorevole a livello pro-capite. Ma è comunque vinta la partita con la Germania. A indagare su variazione e composizione del portafoglio
degli italiani sono Istat e Banca d'Italia, che hanno firmato insieme un nuovo rapporto. Un'analisi 'monstre' che arriva a quantificare in quasi dieci mila miliardi la ricchezza delle famiglie, mentre i debiti non arrivano a 1.000 miliardi. Le case fanno la parte da leone, assorbendo circa metà della ricchezza (49%). Certo che prima del 2012 la quota era ancora più ampia (54%). In quell'anno "è iniziata l'ipertassazzione patrimoniale sugli immobili, tuttora in atto. Ma sarà certo una coincidenza", scrive il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. Sull'erosione però – osserva lo studio - pesa soprattutto "la discesa dei prezzi sul mercato immobiliare", che è figlia della crisi ed anche della tassazione. 
Per contro, cresce il capitale fondato sulle attività finanziarie, sebbene ancora indietro rispetto agli altri grandi Paesi. Nel 2017, ultimo anno per cui è disponibile l'aggiornamento, le attività finanziarie hanno fruttato 156 miliardi in più, compensando la perdite legate al valore del mattone, nonché un aumento, seppure lieve, dei debiti. A fare la differenza è stata la dinamica positiva delle Borse e, dunque, delle azioni in portafoglio. Così, dopo tre anni di segni negativi, la ricchezza della famiglie alla fine è tornata a crescere. Allargando lo sguardo al passato, emerge però con chiarezza la crescita del peso dei depositi bancari in cui confluisce il 13% della ricchezza delle famiglie, contro il 10% del 2005. Tendenze che per il Codacons testimoniano come si investa "con estrema attenzione", mossi da una sfiducia "alimentata da dissesti bancari e crisi finanziarie". Intanto quello che allarma i consumatori è la svalutazione degli immobili residenziali, da sempre la vera cassaforte degli italiani. L'atteggiamento conservativo dell'Italia risente probabilmente del "ristagno ventennale dei redditi delle famiglie". Di fronte allo stallo delle entrate, al blocco dei
guadagni, la ricchezza accumulata, principalmente in abitazioni, risulta 'extra large', oltre otto volte superiore ai redditi, come non accade in nessuna delle altre realtà contemplate da Istat e Banca d'Italia, dagli Stati Uniti alla Francia. A livello pro-capite, però, il primato è ormai svanito, l'America svetta. Tuttavia gli italiani battono ancora i tedeschi. 
Il rapporto fa anche il punto sulle imprese, banche escluse. La loro ricchezza nel 2017 è in cresciuta di 177 miliardi, anche grazie alla redditività dei brevetti. Ma ancora più accentuato è stato l'aumento dei debiti, saliti a 200 miliardi di euro. Tuttavia il ricorso al finanziamento tramite titoli e prestiti viene giudicato "contenuto" nel confronto internazionale. Non a caso anche le società fanno perno sugli immobili, che coprono oltre un quarto del loro patrimonio. Insomma, non sembra poi esserci tanta differenza tra aziende e famiglie.

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