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Cina, Fitch taglia la crescita al 6,1% 29 maggio 2019
29/05/2019

L'agenzia di rating rivede al ribasso la stima del Pil del 2019 e del 2020. Outlook più critico per effetto dei nuovi dazi imposti dall'amministrazione Trump. Nel primo trimestre l'economia cinese è cresciuta oltre le attese per effetto delle politiche espansive sul fronte interno, ma ora sta rallentando e i nuovi dazi potrebbero spingere Pechino verso un taglio dei tassi e il quantitative easing

Fitch abbassa le stime di crescita sulla Cina al 6,1%, sia nel 2019 sia nel 2020, nel mezzo delle tensioni con gli Usa alla luce degli ultimi dazi al 25% decisi sull'import di beni "made in China" per 200 miliardi di dollari. L'agenzia di rating, rispetto al 6,6% del 2018 e del 6-6,5% ipotizzato da Pechino a marzo, scende anche sotto il 6,3% che allo stato è il consenso medio degli analisti, tenendo conto di un outlook diventato più critico. Nel primo trimestre il Pil è salito oltre le attese (+6,4%) grazie a un pacchetto di misure espansive, ma sempre al passo più lento degli ultimi 30 anni: da allora, tuttavia, l'economia ha perso slancio mostrando segnali di debolezza, ad esempio su vendite e produzione ad aprile. Nonostante l'inasprimento delle tensioni, la Cina ha finora evitato il ricorso a stimoli fiscali e monetari su vasta scala, ha osservato Andrew Fennell, direttore e capo analista del debito sovrano cinese di Fitch. Invece, il massiccio taglio delle tasse ha fatto da stabilizzatore della crescita.
L'ultimo round di dazi Usa, dal 10% al 25%, potrebbe avere un impatto limitato sulle politiche della Cina, ma un'ulteriore mossa (quella ventilata da Donald Trump al 25% sui 300 miliardi di beni residui non toccati) a una più aggressiva reazione: tra le opzioni, stimoli sul fronte del credito, taglio dei tassi d'interesse e quantitative easing, ha aggiunto Fennell. La stretta sui 200 miliardi di dollari, operativa da luglio, potrebbe costare uno 0,5% in meno di crescita del Pil, sempre secondo un recente rapporto di Fitch. Uno scenario complesso che porterebbe alla brusca revisione al ribasso delle stime di crescita qualora Pechino non prenda misure ancora più aggressive sul fronte domestico. Secondo gli analisti, la linea invalicabile è il 6%: sotto quella soglia, non solo psicologica, tutti gli ambiziosi piani di sviluppo finirebbero in condizioni critiche, sprigionando una fortissima pressione su tutta la leadership ai massimi livelli.

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