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CRISI IRAN-USA
Cala la tensione dopo i raid sulle basi americane
08/01/2020
L'attacco ha spinto ai massimi oro e petrolio e al ribasso le Borse asiatiche, ma la reazione di Trump ha gettato acqua sul fuoco, allontanando il rischio di un'escalation. Così S&P e Nasdaq hanno segnato nuovi record. Anche il mercato dei bond ha registrato una buona accelerazione in un periodo in cui sono previsti, solo in Europa, collocamenti per oltre 32 miliardi in un solo giorno.
 
I mercati mondiali restano in balia degli eventi in Medio Oriente, con il petrolio e l'oro che schizzano nella notte dopo l'attacco dell'Iran alle basi americane, per poi ritracciare mano a mano che negli investitori si consolida la convinzione, confermata dalle parole del presidente americano Donald Trump, che, almeno nell'immediato, non si dovrebbe assistere a un'escalation militare. Le Borse asiatiche, ancora sotto shock per i missili iraniani, hanno accusato il colpo, con Tokyo che termina la seduta in calo dell'1,6%. Ma i listini europei, partiti in rosso, hanno poi recuperato terreno, chiudendo in rialzo guidati da Francoforte (+0,7%) e Milano (+0,5%), quando è emerso che i raid non hanno provocato vittime tra gli americani e che Teheran, come ha detto il ministro degli esteri Javad Zarif, non vuole un'escalation militare. L'intento dell'Iran di minimizzare le vittime nell'attacco della scorsa notte sta riducendo la tensione, ha commentato Nick Holmes, gestore dell'asset manager Tortoise. 
Nel Vecchio Continente gli scambi stavano per terminare quando Trump, qualche minuto prima delle 17.30, ha iniziato a parlare. E i toni meno duri del solito di The Donald, che si è limitato ad annunciare nuove sanzioni economiche contro Teheran, hanno dispiegato subito i loro effetti a Wall Street, dove l'S&P e il Nasdaq hanno chiuso a nuovi record, mentre il petrolio ha accentuato il calo. L'oro nero continua infatti ad essere il vero termometro della crisi mediorientale. Nella notte il wti, il petrolio texano, si è impennato fino a 65,65 dollari al barile, mentre il brent, il barile europeo, è schizzato a 71,75 dollari, con rialzi superiori ai 5 punti percentuali. Le parole di Trump dunque hanno riportato a livelli più consoni le quotazioni, che già si erano sgonfiate tra le rassicurazioni dell'Opec sull'integrità delle forniture in Medio Oriente e il dato – superiore alle attese - sulle scorte americane. Il Wti è scivolato dunque sotto i 60 dollari mentre il brent è sceso a 65,45
dollari. E anche l'oro ripiega dal picco di 1.600 dollari l'oncia segnato a ridosso dei raid iraniani, scivolando fino a 1.552 dollari, in compagnia di valute che fungono da bene rifugio come lo yen e il franco svizzero. 
Ma il clima di tensione sembra dispiegare i suoi effetti anche sul mercato dei bond, che segna in Europa il record storico di collocamenti, con 32,7 miliardi di euro di obbligazioni emesse in un giorno solo. L'inizio d'anno è un periodo generalmente affollato di collocamenti, in quanto le società avviano i propri piani di rifinanziamento. Ma la paura di un'escalation militare dagli effetti imprevedibili, anche sul costo della raccolta, sembra aver impresso un colpo d'acceleratore al mercato. Alle emissioni da 4 miliardi di euro ciascuna di Irlanda e Portogallo, si sono aggiunti, tra gli altri, i bond di Bmw, Deutsche Bahn, Veolia, Altice e di una dozzina di banche tra cui Unicredit e Intesa. 
Autore: Ansa