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Consob: stop allo scoperto su tutti il listino
17/03/2020

La Commissione vieta per tre mesi le operazioni short sotto qualunque forma (anche attraverso i derivati) su tutto il listino italiano e stabilisce al tempo stesso più stringenti obblighi di comunicazione per le partecipazioni detenute in 48 società quotate. Si tratta di due misure volte a contenere la volatilità e ad aumentare la trasparenza in funzione anti-scalata

Consob stende un cordone di sicurezza intorno alla Borsa: vieta in primo luogo le vendite allo scoperto sull'intero listino di Piazza Affari per tre mesi a partire dal 18 marzo e, in parallelo, fino a metà giugno rafforza la trasparenza sulle partecipazioni in 48 società quotate, abbassando le soglie di comunicazione. Le due misure, prese alla luce delle forti turbolenze legate alla pandemia da Covid-19, hanno l'obiettivo di contenere la volatilità dei mercati finanziari e una funzione anti-scalata. Dal 18 marzo, dunque, la Commissione ha introdotto un divieto alle posizioni nette corte, vale a dire le vendite allo scoperto e altre operazioni ribassiste, avendo ricevuto il parere positivo dall'Esma. Per la prima volta, lo stop si applica a tutte le azioni negoziate sul mercato regolamentato italiano. Col nuovo divieto, che fa seguito a quelli adottati per le singole sedute del 13 e del 17 marzo solo su un gruppo di titoli, viene impedita ogni forma di operazione speculativa ribassista, anche effettuata tramite derivati o altri strumenti finanziari. Vengono impedite inoltre le operazioni ribassiste intraday. La decisione di applicare misure restrittive sull'intero listino è stata adottata con l'idea di ripristinare l'integrità del mercato, viste anche le misure eccezionali sulle vendite allo scoperto adottate nei giorni scorsi dall' Esma, l'organismo europeo composto dalle autorità finanziarie di quattro Paesi: Italia, Spagna, Francia e Belgio.
Al tempo stesso, la Commissione ha deciso di introdurre per tre mesi anche un regime di trasparenza rafforzata sulle partecipazioni detenute dagli investitori nelle società italiane quotate a più alta capitalizzazione e ad azionariato diffuso. E lo ha fatto abbassando le soglie al superamento delle quali scatta l'obbligo di comunicare la quota. Tale provvedimento riguarda 48 società, individuate secondo una griglia di criteri che fa riferimento ad una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di euro e agli assetti proprietari. La nuova soglia è fissata all'1% (dal 3%) per le società più grandi e al 3% (dal 5%) per le Pmi. 

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