Breaking News
Economia
37 minuti fa
Italiani sempre più digitali, ma per il risparmio vince ancora la filiale
(Teleborsa) - Il focus che accompagna l’Indagine 2026, presentata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, centrato sulla relazione tra i risparmiatori e la tecnologia, restituisce innanzitutto un’immagine polarizzata: se il 28,2 per cento del campione non utilizza internet, un altro 27,9 per cento l’impiega in modo pienamente integrato in tutte le attività. A separare gli utenti intensivi dai non utenti sono soprattutto età, istruzione e reddito: la quota di utilizzatori intensivi raggiunge il 38,8 per cento tra i 18-44enni e sale al 40,2 tra i laureati. Quando si passa tuttavia alla gestione concreta del denaro, la filiale conserva un netto primato: il 58,1 per cento del campione opera prevalentemente allo sportello, il 26,5 in un modello misto e solo il 12,8 via app mobile.La fiducia negli strumenti digitali è il vero spartiacque: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto e solo uno dichiara di fidarsi "molto". La preoccupazione dominante è la sicurezza: il rischio di truffe e la protezione dei dati sono citati dal 76,5 per cento, prima della perdita di controllo (45,1). Un quarto del campione ha già avuto esperienza, diretta o indiretta, di truffe online.Le funzionalità più apprezzate confermano la logica del controllo: si collocano in cima alle preferenze le notifiche di spesa (circa 52 per cento) e l’analisi predittiva basata sull’IA (36 per cento). La resistenza cresce quando la tecnologia riduce il ruolo attivo dell’utente: gli assistenti vocali sono giudicati troppo rischiosi da oltre il 60 per cento e i sistemi completamente automatizzati basati sull’IA incontrano l’opposizione di circa l’87 per cento. L’innovazione è benvenuta quando rafforza controllo, trasparenza e semplicità; viene respinta quando implica delega decisionale.Gli strumenti più nuovi restano ai margini: le criptovalute sono usate come investimento da meno del 2 per cento, e circa l’88 non le conosce o non vi è interessato. Crowdfunding e peer-to-peer lending sono ignorati da oltre l’80 per cento; euro digitale e stablecoin restano sconosciuti; il trading online conferma il carattere di nicchia (oltre il 96 per cento non dispone di app dedicate). La scoperta di nuovi strumenti passa ancora dal consulente in filiale (69 per cento), mentre social, influencer e recensioni esercitano un’influenza marginale.L’Indagine distingue i risparmiatori "digitali" (41,9 per cento) dagli "analogici" (58,1), in base alla disinvoltura dichiarata nell’uso di strumenti online di gestione del risparmio. La sorpresa arriva dai comportamenti di investimento: in modo del tutto controintuitivo, gli analogici sono più presenti nei mercati organizzati – hanno più fondi (21,7 vs. 16,7 per cento), più gestioni (11,5 vs. 8,2 per cento), più ETF (4,6 vs. 2,7 per cento). La maggiore familiarità con il digitale non si traduce dunque in una più ampia partecipazione ai mercati: oltre alle competenze tecnologiche, la distinzione intercetta anche profili socio-economici e relazionali diversi nell’accesso alla finanza.Il quadro che emerge dal focus è quello di un sistema ancora ibrido, in cui strumenti innovativi e relazioni incardinate nella banca tradizionale coesisteranno a lungo. L’adozione del digitale è selettiva: lo si sceglie come supporto operativo, ma per le decisioni rilevanti conta ancora la supervisione umana. Il futuro della finanza digitale dipenderà non solo dall’avanzamento tecnologico, ma anche dalla capacità delle istituzioni di costruire fiducia, semplificare l’esperienza e accompagnare i cittadini: sicurezza, chiarezza, assistenza e inclusione sono le condizioni perché l’innovazione sia percepita come un reale miglioramento.(Foto: Kanchanara su Unsplash)
Fonte: Teleborsa