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Economia
1 ore fa
UE: Google tenuta ad aprirsi all'AI e ai concorrenti nel settore dei motori di ricerca
(Teleborsa) - La Commissione europea ha emanato due serie di misure vincolanti per Google ai sensi del Digital Markets Act. L'obiettivo delle prime misure è garantire che i servizi di intelligenza artificiale (AI) dei concorrenti possano competere con i servizi di AI di Google, come Gemini, avendo pari accesso alle funzionalità sui dispositivi Android di Google. L'obiettivo delle seconde misure è riequilibrare il mercato, consentendo ai motori di ricerca di terze parti di accedere ai dati di ricerca che solo Google Ricerca può raccogliere su larga scala."La società sta attraversando una profonda trasformazione digitale - ha detto Teresa Ribera, Vicepresidente esecutivo per la transizione pulita, giusta e competitiva - Dobbiamo garantire che questo processo sia equo e che i nostri cittadini abbiano la possibilità di scegliere. La nostra decisione aiuterà i concorrenti più piccoli, i motori di ricerca o gli assistenti virtuali basati sull'intelligenza artificiale, a competere e a offrire tale scelta, tutelando al contempo la privacy dell'utente".Interoperabilità con Google AndroidAttualmente, sui telefoni Android, gli assistenti AI dei concorrenti hanno accesso limitato alle funzionalità chiave del sistema operativo Android di Google. Senza questo accesso, gli assistenti AI alternativi non competono ad armi pari con i servizi di AI di Google, che hanno pieno accesso. La decisione odierna garantirà che gli utenti possano attivare il proprio assistente AI preferito tramite comandi vocali, in modo simile al comando "Hey Google". Gli utenti potranno utilizzare assistenti AI di terze parti per eseguire azioni nelle app per loro conto. Ad esempio, potranno delegare attività come prenotare un taxi, ricevere suggerimenti per risposte pertinenti nelle app di chat o chiedere all'assistente AI informazioni su un luogo visitato di recente.Dati di ricerca di GoogleLa seconda decisione specifica come Google dovrebbe condividere i dati di ricerca con altri motori di ricerca. La condivisione dei dati è fondamentale per lo sviluppo e l'ottimizzazione dei motori di ricerca di terze parti. Contribuisce a creare condizioni di parità con Google Search e promuove servizi di ricerca innovativi, comprese alternative incentrate sulla privacy.La decisione garantisce l'anonimizzazione dei dati di ricerca. Definisce un metodo multilivello per l'anonimizzazione dei dati condivisi, sviluppato in stretta collaborazione con esperti interni ed esterni in materia di privacy e in linea con il progetto di Linee guida congiunte sull'interazione tra il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Infine, le misure definiscono una formula equa per il calcolo del prezzo dei dati condivisi e una procedura trasparente per l'accesso ai dati. L'obiettivo di queste misure è consentire alle aziende di offrire agli utenti europei una gamma più ampia e ricca di funzionalità tra cui scegliere, sia per quanto riguarda i servizi di intelligenza artificiale su Android, sia per i servizi di ricerca.La replica dell'aziendaLe decisioni della Commissione UE "rischiano di compromettere misure di salvaguardia vitali per la privacy e la sicurezza di milioni di europei - sostiene Kent Walker, President of Global Affairs di Google & Alphabet - Abbiamo ripetutamente offerto soluzioni per tutelare gli utenti e soddisfare al contempo gli obiettivi del DMA, ma queste disposizioni ignorano le ampie prove di potenziali danni per gli utenti stessi."La realtà è che gli assistenti AI accedono già in modo sicuro alle funzionalità di Android, e i produttori di smartphone svolgono un ruolo chiave nel verificarli - ha spiegato - Questa decisione su Android minaccia la sicurezza dei dispositivi concedendo ad app esterne autorizzazioni sensibili e molto importanti, senza prevedere tali tutele". Una preoccupazione in particolare riguarda il fatto che le ricerche private dei cittadini europei verrebbero esposte a società sconosciute, senza un'adeguata anonimizzazione dei dati e all'insaputa degli utenti o senza il loro consenso, dice Walker, evidenziando che "ciò indebolirebbe la privacy dei cittadini, metterebbe a rischio informazioni commerciali segrete da parte delle aziende e comprometterebbe la sicurezza nazionale".(Foto: Pawel Czerwinski su Unsplash)
Fonte: Teleborsa