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45 minuti fa

Inverno del gas: prezzi ai massimi, scorte ai minimi. Spesa UE a 117 miliardi (0,6% del PIL)

(Teleborsa) - La spesa dell'UE per il gas durante l'inverno è destinata a superare quella dell'anno precedente, attestandosi a 117 miliardi di euro, pari allo 0,6% del PIL. È la previsione di Danske Bank in una ricerca sul tema, stimando anche che un costo aggiuntivo per il gas di tale entità potrebbe ridurre la crescita invernale di circa 0,3 punti percentuali - principalmente nel primo trimestre del 2027 - e spingere l'inflazione verso il 4%, inducendo la BCE ad attuare due ulteriori rialzi dei tassi. L'Europa intanto si prepara ad affrontare l'inverno con prezzi del gas ai massimi storici e scorte ai minimi storici. Il prezzo di riferimento del gas nell'UE si aggira intorno agli 80 euro/MWh, un valore superiore del 150% rispetto a un anno fa e il più alto dal gennaio 2023. Le scorte sono al 68% della capacità, 12 punti percentuali in meno rispetto all'anno scorso e al livello più basso mai registrato. D'altro canto, il consumo di gas nell'UE è inferiore di circa il 18% rispetto ai livelli pre-conflitto in Ucraina, mentre le maggiori forniture di GNL dagli Stati Uniti offrono un certo margine di sicurezza. Ciononostante, le attuali scorte coprono solo circa il 31% dei consumi dello scorso inverno: la quota più bassa dal 2021.Per stimare l'impatto economico, Danske Bank ha calcolato il costo aggiuntivo del gas per la prossima stagione di riscaldamento utilizzando i prezzi dei contratti futures attuali. La spesa di 117 miliardi di euro ipotizza che la domanda rimanga invariata rispetto all'inverno precedente e che il prezzo medio del gas si attesti sugli 80 euro/MWh, in linea con i futures. L'aggravio dei costi peserà sulla crescita e spingerà al rialzo i prezzi per imprese e consumatori.L'impatto maggiore dovrebbe ricadere sui consumi privati, poiché l'aumento delle bollette energetiche riduce il reddito disponibile reale e, di conseguenza, la spesa. Finora, tuttavia, l'economia dell'area euro ha mostrato resilienza: nel secondo trimestre del 2026, i consumi privati ??reali sono cresciuti dello 0,4% su base trimestrale, nonostante i maggiori costi energetici. È possibile che inizialmente i consumatori abbiano ridotto meno la spesa ritenendo temporaneo l'aumento dei prezzi dell'energia, ma tale ipotesi appare ora meno probabile.Nei prossimi mesi, i maggiori costi energetici spingeranno l'inflazione ulteriormente al di sopra dell'obiettivo. Le quotazioni di mercato indicano un'inflazione complessiva intorno al 4% su base annua tra ottobre e febbraio, in linea sostanziale con lo scenario avverso elaborato dallo staff della BCE, che riflette più fedelmente l'andamento attuale dei futures sull'energia. Dalla riunione di settembre è emerso che la BCE è maggiormente concentrata sull'inflazione complessiva e sui costi dell'energia rispetto all'inflazione di fondo. Diversi membri del Consiglio direttivo hanno affermato che "i mercati comprendono bene la nostra funzione di reazione" e, di fatto, le quotazioni di mercato mostrano una stretta correlazione con i prezzi dell'energia. Alla luce delle attuali prospettive energetiche, Danske Bank prevede altri due rialzi dei tassi di 25 punti base, che porterebbero il tasso sui depositi al 3,00% entro dicembre; tuttavia, sussiste il rischio che il rialzo previsto per la riunione di ottobre venga saltato o posticipato a marzo.Un inverno più mite o la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbero indurre la BCE a limitarsi a un solo ulteriore rialzo dei tassi, verosimilmente a dicembre. Un inverno rigido o un'ulteriore escalation in Medio Oriente potrebbero invece innescare un terzo rialzo a marzo. Oltre tale data, secondo Danske Bank, ulteriori aumenti risulterebbero improbabili anche in questo scenario critico: un'ulteriore contrazione della domanda finirebbe infatti per indebolire il mercato del lavoro e la crescita salariale, rendendo più ardua la decisione di procedere a nuovi rialzi a fronte di shock dell'offerta.
Fonte: Teleborsa