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1 ore fa
Liste d'attesa, la promessa mancata: "DL e piattaforma non garantiscono i diritti dei cittadini"
(Teleborsa) - La Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA) ha registrato quasi 57,8 milioni di prestazioni nel 2025, tra cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, "allo stato attuale non è di alcuna utilità per i cittadini", denuncia Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE. La piattaforma descrive i tempi di attesa con indicatori tecnici e incomprensibili, senza documentare le differenze tra Regioni, Aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato, né tra prestazioni erogate a carico del SSN e in intramoenia. "A 18 mesi dalla conversione in legge del DL 73/2024 mancano ancora due decreti attuativi, e la PNLA non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano", aggiunge Cartabellotta.I dati rilevati mostrano come, per le prestazioni più comuni, solo metà dei pazienti ottenga l’erogazione entro i tempi massimi previsti. Per esempio, nella prima visita oculistica le prestazioni urgenti vengono generalmente rispettate, ma quelle differibili (entro 30 giorni) comportano attese che superano il mese per metà dei pazienti, con punte fino a 4-5 mesi. Per l’ecografia dell’addome completo, le prestazioni a priorità breve (entro 10 giorni) presentano criticità strutturali: almeno un paziente su quattro attende oltre i tempi massimi, con picchi estivi superiori a due settimane. "Esiste inoltre una 'coda invisibile' di pazienti – spiega il Presidente – costretti a pagare di tasca propria o a rinunciare del tutto alle prestazioni".La PNLA monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati per priorità: Urgente, Breve, Differita e Programmata. Solo una quota limitata delle prestazioni viene effettuata nei weekend: 1,26 milioni di esami diagnostici (3,8%) e 391 mila visite (1,6%). Gli indicatori disponibili non comprendono le prestazioni in intramoenia (circa il 30% del totale), né forniscono informazioni pratiche per il cittadino su come segnalare ritardi o esercitare i propri diritti.Sul fronte normativo, al primo febbraio 2026 risultano pubblicati quattro dei sei decreti attuativi previsti dal DL Liste d’attesa, mentre due decreti chiave – uno per la definizione del fabbisogno di personale e uno per le linee guida sui CUP – rimangono in attesa senza scadenza. "Il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by per la mancata approvazione della metodologia Agenas, mentre quello sulle linee di indirizzo nazionali per i CUP non è ancora stato calendarizzato", sottolinea Cartabellotta.Nonostante continui annunci istituzionali, la piattaforma resta ferma alla versione iniziale del giugno 2025, che mostra solo dati aggregati nazionali. "Di conseguenza – osserva il Presidente – è impossibile individuare quali Regioni o strutture siano maggiormente in difficoltà, per quali prestazioni e per quali classi di priorità". I ritardi nella ripartizione dei fondi per l’interoperabilità dei sistemi regionali hanno inoltre azzerato i tempi previsti per collegare i CUP alla piattaforma nazionale."Il duplice ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo del grave indebolimento del SSN, che richiede investimenti strutturali sul personale, riforme organizzative coraggiose, digitalizzazione completa e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni", conclude Cartabellotta. "In assenza di questi interventi, il DL Liste d’attesa rischia di restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni, subendo una silenziosa esclusione dal diritto alla tutela della salute, con gravi conseguenze per le persone, per il SSN e per l’economia delle famiglie".
Fonte: Teleborsa