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Economia
33 minuti fa
Istat, prospettive internazionali incerte ma Italia torna a crescere
(Teleborsa) - Le prospettive economiche internazionali rimangono incerte, a causa della prosecuzione dei conflitti, in particolare quello tra Stati Uniti e Iran, che continua ad avere effetti negativi sulle catene di approvvigionamento globali. Le differenze nei tassi di crescita tra le principali economie, invece, si sono attenuate nel secondo trimestre del 2026: il PIL degli Stati Uniti è rallentato, pur restando robusta sostenuta da consumi e investimenti in IA; nell'area euro l’economia è cresciuta dopo i primi tre mesi di stasi; in Cina l’attività ha decelerato.E' quanto emerge dalla Nota congiunturale dell'Istat, che conferma anche la crescita dell'Italia, sostenuta da consumi privati e investimenti. Nel secondo trimestre, l'Italia ha registrato una crescita del PIL dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, proseguendo la fase di espansione iniziata nel terzo trimestre del 2025. La variazione acquisita del PIL per il 2026 viene confermata pari allo 0,8%. Italia in crescita con consumi e investimentiNel dettaglio, i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, fornendo un apporto di due decimi di punto alla crescita congiunturale del Pil. A questo risultato hanno contribuito, da un lato, il lieve calo della spesa delle AP (-0,1% congiunturale), dall’altro il deciso aumento della spesa delle famiglie residenti e delle ISP (+0,4%), che si aggiunge al forte incremento già registrato nel trimestre precedente (+0,5%). Anche gli investimenti hanno fornito un contributo positivo (per un decimo di punto) alla variazione congiunturale del Pil (+0,3% la variazione su base congiunturale), sebbene mostrino una dinamica di espansione in significativo rallentamento rispetto ai tassi osservati a partire da fine 2024. Torna a crescere la produzione industriale, dopo i due cali registrati a maggio e giugno (rispettivamente -0,2% e -1,1% in termini congiunturali): l’indice destagionalizzato della produzione industriale a luglio è aumentato dello 0,7% rispetto al mese precedente.A luglio rimane stabile il numero di occupati rispetto a giugno, pari a a 24 milioni 370mila unità. Questo risultato è sintesi di un aumento tra gli uomini e i 35-49enni, a fronte di una diminuzione tra le donne e in tutte le altre classi d’età. Nel confronto mensile, il tasso di disoccupazione, che nell’area euro è 6,4%, scende al 5,8%.L’incremento dei prezzi dei beni energetici alimenta un’accelerazione dell’inflazione: ad agosto secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,2% in termini tendenziali (+3,3% il dato per l’area euro), in aumento rispetto al 2,9% di luglio.Mercato del lavoro: occupazione cresce, ma non per giovani L'Istat ha dedicato un focus all'andamento del mercato del lavoro nel quinquennio fra il 2021 ed il 2026, che segnala un trend positivo, caratterizzato da un incremento del tasso di occupazione (+4,4 punti percentuali, circa 1 milione 600mila occupati in più) e una contestuale flessione sia della disoccupazione (-3,4 punti, con -787 mila persone in cerca) sia dell’inattività (-2,4 punti, con circa 1 milione 50mila inattivi in meno) e una flessione della disoccupazione. La crescita occupazionale ha riguardato tutte le classi di età ad eccezione dei più giovani, risultando più elevata per gli over 50 (la classe di età 50-64 anni fa segnare +7,8 punti). L’incremento dell’occupazione ha quindi interessato in misura più ampia le fasce di età più avanzate ed è stato influenzato da fattori economici e previdenziali: le politiche previdenziali, caratterizzate dal progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha determinato un prolungamento della permanenza degli individui nel mercato del lavoro; l'innalzamento dei livelli di istruzione, che ha ritardato l’entrata e la conseguente uscita del mercato del lavoro; l'invecchiamento della popolazione, che sta modificando significativamente la struttura demografica del Paese. A livello contrattuale si consolida il lavoro stabile, con un aumento dei dipendenti permanenti e una contestuale riduzione di quelli a termine
Fonte: Teleborsa