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57 minuti fa

Tobin tax, nessun crollo dopo il primo raddoppio. Ma il secondo è una scommessa

(Teleborsa) - In due anni la Tobin tax sugli acquisti di azioni in Borsa rischia di passare dallo 0,1% allo 0,4%, collocando l'Italia in cima ai paesi europei con la legislazione più sfavorevole per gli investimenti azionari. Il disegno di legge di bilancio 2027 raddoppia infatti di nuovo l'imposta, dopo il primo raddoppio della manovra 2026, e il governo stima 1,38 miliardi di euro di maggiori entrate l'anno.La misura deve ancora passare dal Parlamento, ma gli operatori l'hanno già bocciata. Per Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, mette l'Italia "fuori proprio dal gioco"; per Gian Maria Mossa, presidente di Assoreti, è "un po' anacronistica". L'amministratore delegato di Borsa Italiana, Fabrizio Testa, parla di "messaggio distorsivo", mentre il presidente di AMF Italia, Marco Ventoruzzo, prevede "meno gettito di quanto immaginato".Il primo raddoppio, però, non ha prodotto un calo evidente degli scambi: a Piazza Affari, al netto di alcuni casi particolari, le azioni tassate si sono mosse come quelle esenti. Ma il 2026 è stato un anno di Borsa eccezionale, e il secondo raddoppio arriva in condizioni diverse.Le aliquote esatte: in Borsa dallo 0,2% allo 0,4%Molti giornali hanno riportato nei giorni scorsi un aumento "dallo 0,4 allo 0,8%", ma vale solo per l'aliquota ordinaria, quella degli acquisti fuori mercato. L'articolo 15 del ddl porta l'aliquota ordinaria dallo 0,4% allo 0,8%; la legge prevede però che per gli acquisti su mercati regolamentati e sistemi multilaterali l'aliquota sia ridotta alla metà. In Borsa si passa quindi dallo 0,2% allo 0,4%. Raddoppia anche l'aliquota sulle negoziazioni ad alta frequenza, dallo 0,04% allo 0,08%, mentre restano invariati gli importi fissi sui derivati e la soglia di esenzione delle società sotto i 500 milioni di capitalizzazione.Introdotta nel 2013 dal governo Monti, l'imposta è rimasta allo 0,1% sugli acquisti in Borsa fino al 2025: su un acquisto di 10.000 euro si pagavano 10 euro. Sono diventati 20 nel 2026 e diventerebbero 40 nel 2027.In Europa: come la Francia, ma con soglia dimezzataCon lo 0,4% l'Italia raggiunge la Francia, che applica la stessa aliquota dall'aprile 2025 ma esenta le società sotto 1 miliardo di capitalizzazione. La Spagna ha la stessa soglia e un'aliquota dello 0,2%; Germania e Paesi Bassi non hanno un'imposta di questo tipo. L'Italia è anche l'unico Paese che tassa insieme azioni, derivati e alta frequenza. Per questo AMF Italia chiede almeno di alzare la soglia a 1 miliardo, in linea con Francia e Spagna e con la definizione di PMI quotata del Testo unico della finanza.Il gettito: la stima del 2025 si è rivelata troppo bassaPer il primo raddoppio la relazione tecnica prevedeva 337,3 milioni di euro di maggiori entrate, calcolati sulla media dei versamenti 2022-2024 della sola componente azionaria. Ma intanto il mercato era cambiato: secondo il Bollettino delle entrate del MEF, il gettito era salito da 546 milioni nel 2024 a 710 nel 2025, senza ritocchi di aliquota. Nei primi otto mesi del 2026 ha reso 917 milioni, contro 472 dello stesso periodo 2025, e l'anno dovrebbe chiudersi intorno a 1,35-1,4 miliardi. Il confronto con la stima è solo indicativo, perché il Bollettino comprende anche derivati e alta frequenza.Per il 2027 la relazione tecnica usa lo stesso metodo: parte da un gettito 2026 stimato in 1.380 milioni e assume che il raddoppio lo raddoppi, senza alcun effetto sui comportamenti degli investitori.Piazza Affari: scambi +18%, ma meno del listinoTra gennaio e agosto 2026 gli scambi di azioni a Piazza Affari sono saliti a 681 miliardi di euro, dai 578 dello stesso periodo 2025 (+17,9%), secondo elaborazioni Teleborsa su dati Euronext. La capitalizzazione media del listino è però cresciuta di più, del 22,4%. La velocità di rotazione, cioè quante volte in un anno passa di mano l'equivalente dell'intera capitalizzazione, è scesa dal 94,8% al 91,4%.Il confronto con l'Europa non indica un'anomalia. Secondo elaborazioni Teleborsa su dati FESE (Federation of European Securities Exchanges), la velocità è salita del 7% a Parigi e del 5,9% a Madrid, è rimasta ferma a Francoforte ed è scesa del 4,6% a Zurigo, dove il fisco non è cambiato. Milano, con un calo del 3,6%, sta dentro le normali oscillazioni tra mercati, nella parte bassa.Il rallentamento milanese viene soprattutto dalle banche e dalle assicurazioni, ma non perché si scambi meno. Tra gennaio e settembre gli scambi sui titoli finanziari sono rimasti fermi, intorno ai 260 miliardi, mentre il loro valore di Borsa cresceva di circa il 30%: la loro velocità è crollata del 21%. Sul resto del listino, invece, gli scambi sono aumentati del 26% e la capitalizzazione del 13%, e la velocità è salita del 12%. Dentro il settore la risiko ha spostato gli scambi: sono crollati sui titoli delle società già conquistate nel 2025, come Mediobanca (da 15,8 a 4,7 miliardi) e Popolare di Sondrio, e sono saliti sui protagonisti delle operazioni di quest'anno, come MPS (da 28 a 41 miliardi).Il test: titoli tassati ed esenti sullo stesso listinoIl confronto più pulito è dentro Piazza Affari, dove convivono azioni che pagano la Tobin tax e azioni che non la pagano. Sono esenti le società italiane con sede legale all'estero, come Stellantis, Ferrari, STMicroelectronics, Campari, Iveco e Tenaris, e quelle sotto i 500 milioni di capitalizzazione. Se il raddoppio avesse frenato gli scambi, i titoli tassati sarebbero dovuti andare peggio degli esenti.Il risultato dipende da come si leggono alcuni titoli. Prendendo i gruppi interi, tra gennaio e settembre la velocità è scesa del 6,3% sulle 92 società tassate, mentre è salita del 20% su quelle con sede all'estero e del 6,4% sulle piccole esenti: una differenza che farebbe pensare a un effetto dell'imposta.I gruppi interi, però, mescolano storie molto diverse. Il calo dei tassati viene quasi tutto da banche e assicurazioni, il cui valore è salito molto più degli scambi: escluse queste, le altre 78 società tassate hanno visto la velocità salire del 10%. Tra gli esenti esteri, il balzo dipende in gran parte da STMicroelectronics, con scambi più che raddoppiati nel rally dei semiconduttori, e da Stellantis, che ha dimezzato il valore di Borsa a scambi invariati. Esclusi questi due titoli, la velocità degli esenti esteri sale del 10%, come quella dei tassati non finanziari.Nessuna delle due letture è definitiva. Gli esenti esteri sono solo 13 titoli e pochi nomi spostano il risultato, mentre le piccole società hanno investitori e liquidità diversi dalle grandi. Soprattutto, gli scambi di Borsa sono fatti in buona parte da market maker e operatori ad alta frequenza, che l'imposta tocca poco: la Tobin tax colpisce gli acquisti netti degli investitori finali, una parte del totale. Il gettito non aiuta a misurarli, perché il dato del Bollettino comprende anche i derivati, che non sono stati raddoppiati e il cui peso non è pubblico. I dati del 2026 sono quindi compatibili con un effetto nullo, ma non escludono un freno di qualche punto.La contraddizione: chi paga e le altre politicheL'argomento più forte degli operatori non riguarda i volumi, ma chi sostiene il costo. L'imposta non grava sugli intermediari, che si limitano a versarla, ma sugli investitori, e solo su chi compra azioni di società italiane. Con ha fatto notare il presidente di AMF Italia, Marco Ventoruzzo, si "mettono le mani nelle tasche" dei risparmiatori che scelgono proprio le imprese del Paese. Per certi versi, aggiunge, è più penalizzante di una patrimoniale: si paga a ogni acquisto, e chi movimenta il portafoglio continua a pagare.Per l'associazione è anche una "misura incoerente con le altre politiche per il mercato dei capitali". La riforma del Testo unico della finanza, in vigore da aprile, ha semplificato le regole per le nuove quotazioni e per le PMI quotate. Le PMI che sbarcano in Borsa hanno un credito d'imposta del 50% sui costi di quotazione, ma una volta superati i 500 milioni le loro azioni diventano più care da negoziare. E il Fondo nazionale strategico indiretto, lanciato a gennaio da MEF e Cdp per sostenere le società fuori dal FTSE MIB, investe in molte mid cap sopra quella soglia: lo Stato finisce così per tassare gli acquisti dei fondi che esso stesso promuove come anchor investor. Un prelievo più alto, infine, ridurrebbe l'efficacia dei conti di risparmio agevolati in discussione con il MEF.La scommessa: gli effetti del secondo raddoppioIl temuto crollo, almeno nel primo anno, non c'è stato. Ma il 2026 è stato un anno di Borsa eccezionale, in cui un'aliquota dello 0,2% pesava poco rispetto a un listino salito di oltre il 20%, con il FTSE MIB che ha segnato nuovi massimi storici. Lo 0,4% porta l'Italia al livello della Francia, con una soglia dimezzata e un perimetro più ampio. In un anno meno brillante il costo peserà di più, e la stima del governo presuppone che nessuno cambi comportamento, mentre la nuova soglia...
Fonte: Teleborsa