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Economia
1 ore fa
Ex Ilva, Michael Flacks: serve prestito ponte di 500 milioni
(Teleborsa) - "Al momento nessuno investirebbe un dollaro in Ilva, è stato ucciso il business. È sul letto di morte. Due cose possono accadere: o la salvo io o continuerà a rubare al governo 100 milioni al mese". Lo ha detto il presidente di Flacks Group, Michael Flacks, intervistato su Tg24 Economia. "lo scudo penale non mi interessa e non siamo preoccupati dalla bonifica ambientali", ha detto. Flacks ribadisce di avere bisogno di un prestito ponte dal governo di "500 milioni di euro per avviare il business" e garantisce "lo restituirò, è garantito". "Io non voglio nessuna beneficienza" e "sono pronto a investire del denaro 100 milioni, 200 milioni" se avrò affianco delle banche ma "le banche, allo stato delle cose, non ci metteranno un dollaro". Intanto, i Sindacati sono sul piede di guerra. "Si è concluso con un mancato accordo l'incontro al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione per l'ex Ilva, in quanto non sono state date garanzie né sul piano di ripartenza né sulla riduzione del numero dei lavoratori coinvolti, a fronte della ripresa di un secondo altoforno, e tantomeno sulle risorse necessarie per garantire la copertura per un ammortizzatore sociale dignitoso. L'integrazione salariale, infatti, non è certa per tutti i 12 mesi", dichiara Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom. "È inaccettabile che il Governo non abbia garantito la copertura economica, prevista da una propria legge, per la cassa integrazione - dice - anche gli interventi di manutenzione e di salute e sicurezza sono vincolati alle risorse disponibili. Abbiamo chiesto che le persone possano tornare a lavoro, a partire dalle manutenzioni, e invece 4.450 lavoratori vengono messi in cassa, peggiorandone ulteriormente le condizioni. Ribadiamo che ora è necessario un intervento pubblico per la ripartenza dell'azienda, a prescindere dalle finte trattative del Mimit con Jindal o Flacks Group. Non è possibile discutere della cassa integrazione come questione slegata dalla ripartenza degli impianti. Al primo punto c'è la questione della garanzia della salute e sicurezza per i lavoratori, servono le risorse necessarie per realizzare gli interventi sugli impianti. Ricordiamo che il 2026 è iniziato tragicamente con le morti di due lavoratori nello stabilimento di Taranto, dove si stanno continuando a susseguire, anche in questi giorni, infortuni. Pertanto, si vive ogni giorno una condizione di assoluto rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Chiediamo che la discussione sulla vertenza ex Ilva torni nell'ambito del tavolo permanente di Palazzo Chigi. Dovevamo essere convocati entro marzo, ma sembra che il Governo non decida e non sappia che fare".
Fonte: Teleborsa