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2 ore fa
Saladino (Dataforce): l'industria automotive è nel suo momento più buio
(Teleborsa) - L'industria automobilistica europea sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da tensioni strutturali legate alla transizione verso le motorizzazioni elettriche e a un quadro normativo che incide sulla capacità produttiva e sui livelli occupazionali del settore. Questo argomento è uno dei temi centrali della transizione energetica ed è stato ampiamente dibattuto all'interno dell'edizione 2026 del Forum Automotive, che si è tenuto in questi giorni a Milano.Durante l'evento, Salvatore Saladino, country manager di Dataforce Italia (azienda specializzata nell'analisi dati del mondo automotive), ha tracciato un quadro molto preciso, da un punto di vista industriale, della situazione attuale: "Siamo probabilmente nella fase più difficile dell'industria automobilistica e della sua storia. Tutta questa normativa che è stata impostata, tutta questa tensione verso le motorizzazioni elettriche, hanno di fatto portato l'industria consuntivare un'enorme perdita di occupazione, gravissimi danni sulle marginalità, un calo fortissimo della produzione industriale e, a valle, consumatori che non possono più permettersi di acquistare il nuovo nei volumi di un tempo". A complicare lo scenario c'è anche il marcato aumento dei prezzi delle vetture, come continua Saladino: "Se oggi riflettiamo parlando di numeri, il consumatore era abituato a poter accedere a prodotti che costavano 10-15 mila euro. Oggi, invece, ci sono le case che pubblicizzano future uscite di modelli a un prezzo 'finalmente democratico' di 20 mila euro, ma 20 mila euro non è ovviamente un prezzo accessibile a tutti, non è un prezzo che fa svoltare i consumi; la crescita dei volumi oggi è completamente mancata. In tutta questa tensione verso la transizione ecologica così definita, l'Europa era ed è in una situazione di virtuosità assoluta già da prima di questa normativa. Nonostante questo, l'Unione Europea ha deciso di cavalcare questa tendenza Green nella convinzione che questa sia la strada per decarbonizzare il pianeta e rallentare il riscaldamento globale per tutti noi che effettivamente lo viviamo. Ma, in realtà, i più grandi emettitori di gas serra non sono in Europa e, sinceramente, non si curano di questo tipo di normativa. Quindi le emissioni globali mondiali continueranno ad aumentare, per quanti sforzi voglia fare l'Europa per ridurle".Non si tratta di negare le problematiche legate a clima ed ambiente quindi, ma di una visione miope sulle cause reali, come continua Saladino: "L'Europa, a livello di emissioni di CO2, conta soltanto per il 7% delle emissioni mondiali. L'automotive europeo conta solo l'1% delle emissioni globali. Tutto questo — 100.000 posti di lavoro persi, 20% di produzione automobilistica persa, marginalità delle case andate in rovina — per spostare l'1% delle emissioni: cioè il nulla rispetto a quello che potrebbe essere una reale modifica delle emissioni di gas serra per abbattere il riscaldamento globale. I marchi cinesi hanno atteso di entrare in Europa finché non si sono trovati questa autostrada in discesa aperta dalla normativa". Questo panorama ha quindi aperto la strada ai competitor cinesi, come spiega Saladino: "I cinesi, già da 25 anni a questa parte, avevano investito su tutta la filiera dell'elettrico: dalla costruzione delle batterie all'estrazione dei metalli e altro ancora. La Cina si è trovata in una situazione di assoluta supremazia industriale e tecnologica, e quindi di vantaggio competitivo rispetto a tutto il resto del mondo. Partendo da una situazione incentivata dal regime, con costi industriali che — per quanto estremamente competitivi rispetto agli europei — sono stati resi ancora più bassi da tutti gli incentivi statali. Se il mercato europeo conoscesse i reali prezzi delle vetture cinesi che vengono commercializzate in Europa, e conoscesse i prezzi reali di queste vetture in Cina, rimarrebbe allibito da quanto siano ancora meno costose. Oggi vetture di marchi come BYD o Omoda e Jaecoo sono eccellenti sotto tutti i punti di vista e sono già molto più competitive rispetto ai marchi europei. Lo spazio che queste case hanno a livello di marginalità è stratosferico rispetto a qualsiasi situazione europea che voglia competere sullo stesso piano". Secondo Saladino la battaglia sul piano elettrico è già persa in partenza: "L'Europa non può competere su quel piano tecnologico perché non ha le condizioni di base per farlo. L'Europa era la più competitiva nei motori termici: in assoluto siamo i primi al mondo. Peccato che, dal momento dell'entrata in vigore di questa normativa, tutti gli sforzi di ricerca e sviluppo abbiano abbandonato il termico per dirigersi sull'elettrico, cercando di vincere una battaglia persa perché siamo anni luce dal poter essere competitivi su quel canale". Nonostante la "supremazia tecnologica" nel motore elettrico, l'invasione cinese sembra inarrestabile anche nel mondo termico, conclude infatti Saladino: "Il mix di vendite dei marchi cinesi in Europa è ancora sbilanciato verso il termico, perché queste aziende non sono sciocche. Sul termico hanno assorbito la tecnologia europea. Nei tempi in cui, per esempio, il Gruppo Volkswagen faceva miliardi aprendo fabbriche in Cina (perché la Cina imponeva di produrre in loco), abbiamo trasferito la nostra tecnologia ai cinesi, che l'hanno presa, copiata e in alcuni casi anche migliorata. I cinesi sono già pronti sul termico. Infatti, stanno vendendo più termico che elettrico, perché l'elettrico se lo possono permettere in pochi: i prezzi in Europa sono fuori dalla portata del comune mortale. L'unico ambito dove sono ancora indietro è la qualità di guida. Purtroppo però, da quanto emerge nei convegni, il consumatore oggi forse non guida più la vettura: vuole un mezzo che gli permetta di fare altre cose oltre a guidare. E questa, anche se con estremo rammarico, è la tendenza del nuovo consumatore, non più interessato al vero piacere di guida ma ad altro. E anche su questo fronte siamo abbastanza perdenti."(Foto: Cargo con auto elettriche, generata AI))
Fonte: Teleborsa