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43 minuti fa
Cantoni (CIRA): "Rendere più accessibili a ragazze percorsi STEM per ampliare competenze"
(Teleborsa) - Stefania Cantoni, Direttore Generale del CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, è stata tra le protagoniste del Festival “Donne fra le Stelle” di Padova, appuntamento che da qualche anno offre lo spunto per parlare non soltanto di donne e discipline STEM, ma anche di leadership, organizzazione e politiche concrete per rendere la ricerca più inclusiva. Con Cantoni affrontiamo il tema a partire dall’esperienza maturata al CIRA e dalle iniziative che il Centro sta portando avanti sulla parità di genere. La sua partecipazione a “Donne fra le Stelle” riporta al centro il tema della presenza femminile nelle materie STEM. Perché, ancora oggi, è importante parlarne?"Perché il divario non è ancora superato e, soprattutto, perché non è soltanto una questione di numeri. La ricerca e l’innovazione hanno bisogno di competenze diverse, di punti di vista differenti e della possibilità per ciascuno di esprimere pienamente il proprio talento. Rendere più accessibili alle ragazze i percorsi STEM significa ampliare la base delle competenze su cui costruire il futuro dell’aerospazio, ovviamente, parlando del mio settore. Eventi come “Donne fra le stelle” sono importanti anche perché rendono visibili esperienze professionali concrete e aiutano le nuove generazioni a percepire queste carriere come possibilità reali, non come eccezioni". Lei è entrata al CIRA nel 1996 e oggi ne è Direttore Generale. Quanto conta, nel suo ruolo, anche il valore dell’esempio?"Credo che l’esempio conti, ma non debba diventare un simbolo fine a se stesso. Il messaggio che vorrei trasmettere è che una carriera scientifica e manageriale si costruisce attraverso competenza, responsabilità, capacità di lavorare con gli altri e disponibilità ad affrontare passaggi sempre nuovi. Essere oggi Direttore Generale di un grande centro di ricerca comporta per me anche la responsabilità di creare condizioni nelle quali il merito possa emergere senza barriere legate al genere". Quali sono le politiche che il CIRA sta portando avanti sul fronte della parità di genere e dell’inclusione?"Negli ultimi anni abbiamo trasformato l’attenzione al tema in un percorso strutturato. Siamo partiti da un lavoro interno di analisi e confronto, anche sulle possibili differenze nelle opportunità, nei percorsi di carriera e nelle posizioni organizzative. Da lì abbiamo costruito strumenti e procedure più organiche, fino alla certificazione per la parità di genere UNI/PdR 125:2022. Oggi il CIRA dispone di un Gender Equality Plan, di un Comitato Guida, di indicatori da monitorare e di strumenti dedicati alla prevenzione delle discriminazioni. A questo si aggiungono le iniziative verso scuole e università e l’attenzione ai percorsi di crescita interna. L’obiettivo è che equità e inclusione diventino parte stabile del modo in cui l’organizzazione lavora. Relativamente a questo devo dire che avere un presidente come Tommaso Edoardo Frosini, che ha sostenuto in pieno questa policy, è stata una fortuna". Il rapporto con le nuove generazioni sembra essere un elemento centrale di questo impegno. Qual è il punto di partenza per avvicinare più ragazze alle discipline scientifiche?"Bisogna cominciare presto, perché molti stereotipi si formano ben prima della scelta universitaria. Per questo riteniamo importante aprire il CIRA agli studenti, portare le nostre ricercatrici nelle scuole e raccontare la ricerca attraverso esperienze reali. Durante la Settimana nazionale delle discipline STEM abbiamo coinvolto centinaia di studenti e studentesse, mostrando loro laboratori, infrastrutture e percorsi professionali. Il punto non è convincere tutte le ragazze a scegliere ingegneria o fisica, ma fare in modo che nessuna rinunci a priori perché considera quei percorsi “non adatti a lei”. Sul nuovo Visitor Center del CIRA è stato realizzato il murale di Jorit dedicato a Katherine Johnson. Che significato ha per lei quell’opera?"Abbiamo voluto che il Visitor Center fosse non soltanto un luogo in cui raccontare tecnologie e infrastrutture, ma anche le persone e i valori che rendono possibile il progresso scientifico. Katherine Johnson rappresenta perfettamente questo messaggio: una donna di straordinario talento che ha contribuito in modo decisivo alla storia dell’esplorazione spaziale superando barriere culturali e sociali. Il lavoro di Jorit dà a questa storia una forza immediata e visibile. Mi piace pensare che chi entrerà al CIRA, soprattutto i più giovani, possa incontrare quel volto prima ancora dei nostri laboratori e capire che la conoscenza cresce davvero quando il talento trova spazio, senza pregiudizi e senza esclusioni".
Fonte: Teleborsa