Breaking News
Welfare
1 ore fa
Pensioni, sistema è sostenibile ma servono politiche attive per lavoro e meno assistenzialismo
(Teleborsa) - In Italia cresce la spesa previdenziale che, tenuto conto anche di integrazioni al minimo e GIAS dei dipendenti pubblici, è stata nel 2024 di 286,14 miliardi di euro (+18,73 rispetto al 2023), ma - grazie all'aumento degli occupati e all'incremento delle retribuzioni - crescono anche le entrate contributive, ammontate a 260,59 miliardi di euro. Benché resti in negativo, migliora dunque anche il saldo previdenziale, che passa dai -30,72 miliardi di euro del 2023 ai -25,55 dell'ultima rilevazione. È quanto emerge dal Tredicesimo Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, secondo cui il rapporto attivi/pensionati raggiunge quota 1,4758: è il miglior dato mai rilevato nella serie storica della pubblicazione. I dati descrivono quindi "un sistema tutto sommato in equilibrio, ma la cui stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi tenendo sotto controllo sia l'età pensionabile sia l'eccessiva commistione tra previdenza e assistenza cui si è assistito negli ultimi anni", si legge nel rapporto, presentato oggi alla Sala della Regina della Camera dei Deputati.Pensionati e prestazioniDopo un trend positivo avviatosi nel 2009 e proseguito in modo costante fino al 2018 per effetto delle ultime riforme previdenziali che hanno innalzato gradualmente requisiti anagrafici e contributivi, il numero di pensionati italiani si mostra nuovamente in risalita: al 2024, i percettori di assegno pensionistico sono 16.305.880, a fronte dei 16.004.000 del 2018, anno in cui si era registrato il valore più basso di sempre. Un incremento ascrivibile soprattutto alle molteplici vie d'uscita in deroga ai requisiti previsti dalla riforma Fornero, introdotte dalla stessa Fornero con le prime due "salvaguardie" del 2012, seguite dal 2014 in poi da ben altre 7 salvaguardie e successivamente da APE sociale, per poi culminare negli ultimi anni con l'approvazione dapprima di Quota 100 nel 2019 e, a seguire, di Quota 102 e Quota 103. Su 3,58 residenti italiani almeno uno è pensionato, dato obiettivamente molto elevato se si tiene conto che il picco dell'invecchiamento della nostra popolazione verrà toccato nel 2045.Nel dettaglio, il tredicesimo rapporto rileva un aumento di 75.723 pensionati rispetto al 2023 (+0,47% la variazione percentuale), con gli uomini che salgono di 54.927 unità e le donne che incrementano invece il loro numero di 20.796 unità. Venendo al numero di prestazioni pensionistiche, al 2024 ne risultano in pagamento 23.015.011, con una crescita di oltre 95mila trattamenti (+0,42%) rispetto ai 22.919.888 dello scorso anno. Nel periodo compreso tra 2008-2024, si rileva una diminuzione di ben 692.284 prestazioni (-2,92%), cui ha contribuito principalmente il calo delle rendite indennitarie (-35,54%) e in parte quello delle pensioni IVS (-4,67%); nello stesso arco temporale, i trattamenti assistenziali hanno viceversa registrato una variazione positiva del +12,48% (pari a 515.271 unità)."Risulta piuttosto chiaro - commenta Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali - che le prestazioni assistenziali sono la principale causa dell'aumento del numero dei pensionati. Per quanto riguarda i trattamenti previdenziali è interessante invece notare come nell'ultimo biennio (2023-2024) ci sia stata un'inversione di tendenza, con le pensioni di vecchiaia liquidate in numero maggiore rispetto alle anticipate, il che è positivo perché riduce la spesa e contiene le età di pensionamento". A prescindere dalla tipologia, ogni pensionato riceve in media 1,411 prestazioni: di fatto, è in pagamento una prestazione ogni 2,561 abitanti, vale a dire circa una per famiglia; un valore stabile rispetto alle ultime rilevazioni destinato a salire addirittura a una prestazione ogni 2,1 abitanti considerando nel computo anche altre prestazioni come l'ADI e trattamenti assistenziali erogati dagli enti locali.Spesa pensionistica obbligatoriaNel complesso, la spesa pensionistica di natura previdenziale comprensiva delle prestazioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è ammontata nel 2024 a 286,14 miliardi, con un incremento di 18,7 miliardi, al quale ha contribuito non solo l'incremento dello stock di pensionati ma anche la rivalutazione delle pensioni (+5,4%), benché riconosciuta in misura piena solo per gli assegni di importo inferiore o pari alle 4 volte il trattamento minimo. Bene le entrate contributive, che crescono più della spesa (+23,89 miliardi), consentendo al saldo previdenziale tra entrate e uscite di ridursi: al 2024, la passività ammonta a 25,55 miliardi, a fronte dei 30,72 dell'anno precedente.A pesare sul deficit complessivo soprattutto gli oltre 46 miliardi della gestione dei dipendenti pubblici (erano 33 prima di COVID-19). In passivo anche le gestioni artigiani (3,8 miliardi) e coltivatori diretti - coloni - mezzadri (quasi 2 miliardi), mentre al contrario incidono positivamente sul saldo previdenziale: la gestione FLPD (Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti, compresa la gestione ex ENPALS) con un attivo di 11,58 miliardi; i commercianti, con un saldo positivo di 590 milioni; la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati che, con un saldo positivo tra contributi e prestazioni di 9,91 miliardi, risulta indubbiamente favorita dall'istituzione piuttosto recente, avvenuta nel 1996, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni di importo contenuto. Bene anche le Casse privatizzate dei liberi professionisti che, potendo contare a propria volta su un buon rapporto attivi/pensionati, mostrano un saldo positivo per 4,43 miliardi di euro. Mercato del lavoro e rapporto attivi/pensionatiDopo il difficile biennio 2020-2021, caratterizzato dalla pandemia, è proseguita anche nel 2024 la crescita del numero di occupati, risalito fino a 24.065.00 unità, valore nettamente superiore a quello pre-COVID, e ulteriormente cresciuto nel 2025, assestandosi a quota 24,221 milioni nel settembre 2025. In aumento anche il numero di ore lavorate (+2,8%, al netto degli effetti del calendario) e i salari (+3,4%), con impatti appunto positivi sulle entrate contributive complessive. Non solo, nonostante l'incremento dei pensionati, i progressi dell'occupazione consentono un ulteriore miglioramento del rapporto attivi/pensionati, fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano: al 2024, il valore è pari a 1,4758. Benché ancora al di sotto di quell'1,5 indicato nelle precedenti edizioni come "soglia di sicurezza" necessaria per la stabilità di medio-lungo termine della nostra previdenza obbligatoria, si tratta del miglior dato di sempre tra quelli registrati dal Rapporto. "Considerando il forte invecchiamento della popolazione, l'obiettivo per l'Italia potrebbe essere quello di raggiungere un rapporto di 1,6/1,7 attivi per ogni pensionato e, in effetti, le previsioni per gli anni a venire suggeriscono un lento ma progressivo miglioramento. Affinché queste stime si concretizzino, sarà però necessario investire in politiche industriali che rilancino la stagnante produttività del Paese, e quindi migliorare le politiche attive per il lavoro, soprattutto allo scopo di migliorare i tassi occupazionali (sì da record in Italia, ma pur sempre da fanalino di coda nel confronto con l'UE) e arginare il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro", la precisazione del professor Brambilla. Laddove si tenesse invece conto dei soli percettori di trattamenti previdenziali "puri" e non delle persone assistite, il numero dei pensionati scenderebbe da 16,3 a 13,5 milioni, portando il rapporto attivi/pensionati a un ottimo 1,77, livello molto buono per la sostenibilità finanziaria di medio-lungo termine del sistema. Ecco perché, ancora una volta, il rapporto pone dunque l'accento anche sull'eccessiva commistione tra previdenza e assistenza di cui soffre il nostro sistema: commistione ben esemplificata anche dall'elevato numero di pensioni di vecchiaia che, poiché non sorrette da solide contribuzioni, necessitano di integrazioni al minimo (2.152.433 nel 2024) o di altre forme di maggiorazione sociale a carico della fiscalità generale. Demografia e tenuta della previdenza italiana"Volendo tirare le fila, malgrado i molti "catastrofisti", i conti della previdenza reggono, e dovrebbero farlo anche tra 10-15 anni, quando la maggior parte dei baby boomer nati dal Dopoguerra al 1980 - coorti molto numerose e dunque assai significative in termini pensionistici - si saranno pensionati", ha commentato Brambilla, curatore del rapporto. L'equilibrio è però sottile e potrà essere preservato solo con un'applicazione puntuale dei due stabilizzatori automatici già previsti dal sistema, vale a dire adeguamento all'aspettativa di vita dei requisiti di età anagrafica e dei coefficienti di trasformazione. "È evidente...
Fonte: Teleborsa